Ben Goossens

E’ questo peso che mi porto, di tutta l’infelicità inespressa,
i desideri rimasti a lievitare, espandersi, prossimi ad esplodere.
Le labbra strette, chiuse finchè non s’apriranno in un grande sbadiglio
o in un urlo smisurato. Sono gravida di parole non espulse.
Il seme del silenzio ha fecondato il mio ventre, i baci che la mia bocca
riceve sono baci di nuvole, di strade silenziose, la mia pelle
conosce soltanto le mie mani.
Il bisturi che mi ha scavato il seno non ha portato via soltanto muscoli
e carne e sangue. Sono rimasta a morire lentamente
in quel letto d’ospedale. E mando in giro la mia replicante muta.








