Cade polvere cade ambra
Cade pioggia d’Oriente e organi
Sui cieli scoperti i mosaici di Idrusa

Da quale parte è cominciata la battaglia
i vinti i secondi il disegno mancato
il giorno venuto meno al calendario,
nome con la pancia buca,
notte di latitante luna. Musa che trattiene
il verbo, peso che non tiene più bilancia
Addestrati alla pace i pargoli e chi e chi
Sbrana cuori di continuo per la smania
dell’odor perfetto. Quale perla ha
fatto il vuoto, finestrella al dente,
vocale rosicchiata, la emme a fatica
pronunciata. Galoppo furioso e svelto
incespicato sul più bello, sole inciampato
e spento prima del tramonto, rima
che non torna, litania senza pro nobis
corteccia senza tronco, foglia al vento
che non posa. Mani che non trovano dimora
occhi senza il bene del sollievo.
Verranno caduti come polline,
come spighe per l’altare, le sette gravidanze
a moltiplicare il mare, il mare chi lo bagna,
l’acqua chi la sciacqua,
il pane se pane vuol mangiare
cosa mangia? la notte chi la culla
chi incanta con un don le campane di campagna
cosa scala nello slancio delle altezze la montagna?
cosa brucia il fuoco che vuole combustione
cosa soffia al vento l’aria che aria chiede
ritornare
Ilaria Seclì, poesia inedita
39.196401
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