Guardiamo dalla cima del monte

Anke Merzbach

Guardiamo dalla cima del monte
il filo di calma che è nato
del mio petto tu conti ogni grano
e ogni cuore si prende di colpo
il suo tempo: un amore
è tornato e si è accorto
il suo disco ci copre.
Adesso tu devi guardarmi
per quella collana di si
nella mia pelle che apre
la piana la strada
e i fondi della notte
i centesimi della sete.

Nadia Campana

Guy Goffette

Ce que j’ai voulu, je l’ignore. Un train
file dans le soir : je ne suis ni dedans
ni dehors. Tout se passe comme si
je logeais dans une ombre
que la nuit roule comme un drap
et jette au pied du talus. Au matin,
dégager le corps, un bras puis l’autre
avec le temps au poignet qui bat. Ce que j’ai voulu, un train
l’emporte : chaque fenêtre éclaire
un autre passager en moi
que celui dont j’écarte au réveil
le visage de bois, les traverses, la mort.

Ciò che ho voluto, lo ignoro. Un treno
corre nella notte: io non sono nè dentro
nè fuori. Tutto passa come se
io abitassi in un’ombra
che la notte svolge come un drappo
e getta ai piedi di una scarpata. Al mattino,
liberare il corpo, un braccio poi l’altro
con il tempo che batte al polso. Ciò che ho voluto, un treno
lo porta: ogni finestrino illumina un altro passeggero in me
diverso da quello da cui mi scosto al risveglio
il viso dei boschi, le traverse, la morte.

Guy Goffette, trad. Blumy

fammi fiorire come se fosse vero

Zou Chuan'An

madre che ti sei fatta nuvola
e ramo      libellula
levami la colla dalla bocca
la corda che mi stringe il  petto
e soffoca il respiro

madre che ti sei fatta erba
terra e cicala
fammi fiorire come se fosse vero
inventami la storia
di cio’ che nasce ancora e ancora

e non finisce

Blumy

Sotto i castagni

Ann Julie Aubri

Sotto i castagni raccogli i ricci
per una tua corona
dei giorni feriali,
e ti ci togli lo smalto con quel sangue,
i ricami, gli orli, il punto a croce
chilometri di roba :
perduta con quei fili
tra i castagni
giri in tondo da anni
su una sedia,
hai il tuo bozzolo duro come schermo
e nessuna finestra.

Elisa Biagini

L’acquitrino

Leonor Fini

ho vestito la terra di lago
prima del sole /forte
……………………sulle tempie/

e avevo il viso triste
dei sassi, sulla riva tra le canne
divelte un’altra isola

non ho mani lo vedi
e mi riconosco diluendo solo gli occhi
alle fronde mancate dal vento
pettinate a stormi di albe

non so più la voce della cincia
e gialle al petto s’involano le acque
senza becco

ma è così che mi muovo silenziosa
sconosciuta, in-amabile

Polikwaptiwa , dal sito The Cats Will Know

Tu non vieni

Anke Merzbach

Tu non vieni
con i tuoi barattoli d’acqua tuoi bagnati
fustagni e lamiere battenti.
Ci sono lastroni spaccati di sete e carene rotte
coppe vuote da tempo, fiorai con secche forbici
e ruggine e rane sfinite d’attesa
di te e mucchi di panni sporchi in questo
mio cuore, pedoni con secchielli vuoti
sterpi giallissimi, spini.

Se tu non vieni. Se tu non vieni.

Mariangela Gualtieri

Sera

Bobby Doyler-Maher

 

 

 

La sedia azzurra sulla terrazza, caffè, sera,
l’euforbia si tende verso divinità assenti,
piena di nostalgia della costa, ogni cosa un alfabeto
di segreti desideri, questa è la sua
ultima visione prima del buio,

il velo dentro la sua testa. Lui sa,
svaniranno le forme di parole,
nel bicchiere solo la feccia,
le linee non più collegate

che erano state un tempo pensieri,
non verrà più qui alcuna parola
che sia vera. Grammatica sbriciolata,
immagini mosse, scollegate,

del vento il suono
ma non più il nome,
qualcuno l’ha detto
e la morte era distesa sul tavolo,

un domestico pigro, in attesa
in corridoio, con uno stupido sorriso
mentre sfoglia il giornale
con le sue folli notizie.

Tutto questo lui lo sa, l’euforbia,
la sedia azzurra, il caffè in terrazza,
il giorno che lentamente lo avvolge
e se lo porta via a nuoto,
animale mansueto

con la sua preda.

Cees Nooteboom

La clamorosa dolcezza

George Tooker

La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata
dei finimenti muscolari, le valvole
che l’hanno finalmente abbandonata
sulla terra, l’angolo umile che fa la testa
per celare il sorriso
sulla cruda colonna del corpo
dice: ti ho aspettato per tutta la vita
ho visto la tua vita
nei miei sogni e tutta, notte
dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte
quando il cielo pieno di meraviglia coincideva
con la bolla degli alberi agitati dalla piena
luna, io mi svegliavo
per causa dei tuoi sogni
e portavo il tuo nome come una bandiera
che saliva dal petto e mi rendeva
invisibile: di me
si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo
che avremmo dovuto terminare vicini
qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso
eccomi, sono qui per finire
nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro
dalla tua bocca
e soffiarlo attraverso la bocca
che dopo te nessuno ha più baciato,
al cielo.

Maria Grazia Calandrone
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