Sogno che scrivo

Le acque dell’abisso
Dove mi innamoravo di me stesso

Francisco de Quevedo

Sogno che scrivo    e mentre sogno
Scrivo questa poesia
Sogno che sono ancora un bimbo
E mia sorella veste giorno e notte
Una bambola dai capelli biondi
Sogno che la nonna dorme su una sedia
E mio fratello maggiore in bicicletta
E continuo a sognare che scrivo
O forse scrivo mentre sogno
O sogno mentre scrivo
O forse sono vecchio e il mio passato
È un sipario che sale e scende senza sosta
Un incessante turbinio di atomi celesti
Che il mio cuore e la mia testa non capiscono
Eppure vedo sempre mia sorella
Che veste una bambola bionda
La nonna che dorme su una sedia
E mio fratello maggiore in bicicletta
Sogno che scrivo    ma forse
Non sogno    e neanche dormo
E non c’è nessuna sorella che veste
Una bambola dai capelli biondi giorno e notte
Nessuna nonna addormentata su una sedia
Nessun fratello maggiore in bicicletta
Ma soltanto io che scrivo
E che sono ancora bimbo

Jorge Eduardo Eielson

Da I morti

Fiore giallo                                                     A José Reynaldo Magalhaes

Dietro quella montagna
c’è un giore giallo;
dentro il fiore giallo
il bambino che tu eri.

Se però dietro quella
montagna non ci fosse
quel tal fiore giallo,
l’importante è credere
che dietro a un’altra montagna
ci sia un fiore giallo
con il bambino che tu eri
conservato nel suo dentro.

Ivan Junquiera

Ti aspettavo

io l’aspettavo, ti aspettavo
nell’urlo bianco dell’alba e dell’inverno,
un brusio fitto prima,
poi una litania che cresceva come una marea.
aspettavo nel sangue
che scivolava via dalle pareti del mio corpo
e macchiava le pareti del tempo.
aspettavo e aspetto.
ferma decisa con un’ansia terrigna
la bocca spalancata per comunione,
per lasciarti entrare anche attraverso i denti
la lingua il respiro

Blumy

A Ida C.

C’è stato qualcosa prima,
come una musica sconosciuta,
aliena , di strumenti invisibili,
un’eco persa dentro il sonno,
un brivido improvviso nel giardino,
una parola appena balbettata,
un ricordo indistinto, in quell’attimo
– solo in quello –
che ha preso forma e colore,
un desiderio, un sogno
come quelli dei bambini,
un film di cose che hai vissuto
(strade luci la nascita dei figli,
il tuo primo incespicare nei ricordi),
qualcosa, Ida, prima che il silenzio
entrasse come un ladro dentro la tua bocca,
prima che il buio ti chiudesse gli occhi?

Blumy

Terremoto In Abruzzo: parla la vecchia che lavorava all’uncinetto mentre tutto, intorno a lei, crollava:

e io sono rimasta lì,
vestita di polvere e speranza,
il pensiero a quel cielo alto
che vedo nelle mie preghiere,
le mani indaffarate ad intrecciare
fili all’uncinetto.
pensavo: ‘lassù  Qualcuno
mi farà  da tetto’

poi gli uomini buoni
mi hanno portata via
in salvo e ho domandato,
col mio sorriso senza denti:
almeno, posso pettinarmi?

Blumy

Se avessi voce

se avessi voce canterei la radice nera della tua follia,
il dente nascosto del fulmine che lacera la notte.

se avessi voce  canterei l’odore dei ricordi, il silenzio
che, scivolando piano sulla terra,  si fa musica
di spighe d’erba di campane immobili nel tempo.

se avessi voce canterei i fazzoletti  neri della morte,
le preghiere senza voce, il passo lento verso casa
verso una porta chiusa a chiave

se avessi voce canterei gli occhi bui della mia sera,
il pettine che, per districarla, rompo, tutte le stelle

che si sono spente, tutti i fremiti nuovi, sotto
la terra umida, e tra i rami.

Una ferita mi attraversa il corpo

 

una ferita mi attraversa il corpo,
una spada lacera le stanze in cui abito,
d’ossa e di sangue.
arriva da lontano, dalle memorie dei giochi
e delle fiabe, ha percorso strade d’innocenza
per arrivare fino a qui, ora,
un bisturi impazzito che va oltre la carne,
in altre stanze più segrete

***

qui non ci sono fiumi
e vorrei poter dire
che il fiume scorre lento

lenta è la vita le parole
lento il respiro quando da un dito
nascono segni arcani

sul vetro sporco.
lenta è la vita
che è corsa tutta via

nei dolorosi click
d’ogni giorno

***

dovrei  svegliarmi, invece dormo ancora
mentre la primavera ha fatto il nido nell’autunno.
potrei stare qui, obbedire al bisogno,
tenere chiusa la finestra,
con un battito di ciglia salutare il giorno
e continuare il sonno che mi dà riposo
ed è così vicino – basta star qui, come
una foglia sul selciato –  così vicino
a tutte le anteprime di morte che ho vissuto.