The baby I was

In un imbuto di foglie e fango
dorme per sempre
la bambina che fui.

– lei disegnava stelle di fiato
tra sé e l’aria notturna che tracima
oltre il visibile,
le percezioni tattili ; oltre il suono
che fa vibrare ciglia e sogni –

Ci son frammenti , sparpagliati lembi
su cui cammina il mondo , la gente
che continua,
che parla e ride forte, e non si ferma,
non si china mai.

Blumy


Il cielo non ha preferenze

La stanza è silenziosa,
il vento sulla strada,
una nenia leggera.

Qualcuno, in altre stanze,
frantumerà i minuti,
sgranerà il rosario dei ricordi
lancerà al cielo il suo appello
muto e disperato.

Anch’io ho perduto.

C’è un monologo lento,
intermittente, la mia questua
di tregua ai colpi secchi,
pesanti della sorte.

Mi perdo in giorni
senza calendario;
inciampo in anfratti
di nebbia e parlo di me
con la mia ombra.

Blumy


Cent’anni di solitudine (Dissolvenze 2)

Si consuma nel buio di un angolo,
si nutre di cenere
e le sue mani nuotano nel vuoto.
Si consuma come si consumano
tutte le cose, ma lei non nacque,
lei cominciò un giorno a sgranellarsi,
i suoi pori perdevano polvere,
inutile era volgere gli occhi
a un cielo sordo ed impotente.
Lei, la bambina dal lungo passato
in cui s’incrociarono in caduta libera
geodi fiammeggianti e laghi abitati
da piccole dee sorridenti; lei ora
sta lì, con le sue ali chiuse,
come un oggetto perso, dimenticato,
a consumarsi dentro le altre cose.

Blumy

Mi perderò

Oh sì, mi perderò anch’io in mezzo alle cose,
come un libro una scarpa spaiata una cintura;
sarò una cosa anch’io, perderò i miei colori
e assumerò la tinta dei muri scrostati
o delle chiazze delle piastrelle
e sarò un libro una scarpa spaiata una cintura
e non saprò più piangere, m’immergerò
in una bocca spalancata senza grazia,
sarò un urlo afono scomposto solitario.

Non sveglierò nessuno.

Blumy


Fiaba d’agosto

mentre la notte

ardeva

sui fianchi della luna

la bambina strappata

ripiegò

tutte e quattro  le stagioni

e le mise via

schiuse

il suo unico cancello

e s’allontanò nel buio

brillando a intermittenza

e poi si spense


La gomma del tempo

Il tempo ha una gomma con cui cancella le persone che non vediamo più, ma non le cancella tutte insieme, no, comincia con le gambe, prosegue con il bacino, poi con il busto; spesso si ferma al viso e non riesce a cancellarlo del tutto.
E’ una gomma imperfetta. O distratta. Spesso tenta di cancellare anche i nomi.
Talvolta riesce a cancellarli completamente dalla sua lavagna ed i nomi non si leggono più; talvolta li cancella male e rimane una sillaba, una consonante, a volte la lettera iniziale. E i nomi diventano incomprensibili. Difficili da decifrare.
E’ rimasta una P , o forse era una R? Si chiamava Pina, Rita, Paola, Rina?

La gomma del tempo cancella anche le voci eppure, anche in questa operazione, non ha la mano ferma.
Accade, un mattino, che una voce cancellata si metta a cantare nella tua stanza o a ridere e tu rimani sconcertata cercando risposte al fenomeno, tentando di metterti in comunicazione con la voce.
Ma è soltanto un attimo. E’ una voce farfalla. E’ già volata via.

Dela abita a tre sputi da casa mia. La gomma del tempo non ha cancellato né il suo viso né le sue risate né il banco del liceo in cui, eternamente immerse nelle nostre occupazioni preferite (contare gli sbadigli, lanciare elastici ai compagni) venivamo riportate brutalmente alla realtà dall’insegnante di Greco: ‘Dela, Silvia, che cosa stavo spiegando?’.

Ma la gomma del tempo ha cancellato un pezzetto di me e Dela non riesce più a vedermi.
Sulla sua lavagna ci sono dei baffi di gesso, il mio nome è quasi una nuvola.
Così, se busso alla sua porta, e so che lei non è uscita – c’è la macchina a testimoniarlo – lei scosta impercettibilmente le persiane e guarda giù, senza farsi vedere.
Ma non c’è nessuno accanto alla porta, nessuno che si allontani per ripercorrere i tre sputi di strada fino alla propria casa.

Dela si nasconde. O fugge da quel nome-nuvola che non sa più decifrare, da quella voce-farfalla che è già volata via.
Chiude lentamente la persiana perché la gente non si accorga che lei vede persone che non ci sono e senta suoni inesistenti.
Poi, piano piano,si avvia ciabattando verso il tinello e accende il televisore.

Non si è accorta che mezza pantofola è scomparsa. Ed anche mezzo piede.


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