Per il mio piccolo passerotto ferito

ad  A, che adesso riposa

dorme ora dorme il passero ferito che il ramo
non sa reggere o, forse, si è spezzato
mentre lui sognava monti lontani rarefatti
nell’azzurro, fonti d’acqua pura e canti alti,
in mezzo allo stormire degli alberi.
ora dorme e passano ombre e luci sopra
i suoi occhi chiusi, sopra le sue mani
addormentate tese, forse, in un richiamo,
vicino, lontano, che arrivi, che arrivi
perchè senta risposte, e palpiti, per lui.

Blumy

Piove

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.

Pierluigi Cappello

La lunga catena dell’ancora (LA LONGUE CHAÎNE DE L’ANCRE )

Si dice
che delle barche appaiano nel cielo
e che di alcune
la lunga catena dell’ancora può discendere
furtiva verso la nostra terra.
L’àncora cerca sui nostri prati, in mezzo agli alberi,
il luogo in cui fermarsi,
ma subito un desiderio di lassù l’afferra,
la barca d’altronde non è di qui,
ha il suo orizzonte dentro un altro sogno.

On dit
Que des barques paraissent dans le ciel
Et que, de quelques-unes,
La longue chaîne de l’ancre peut descendre
Vers notre terre furtive.
L’ancre cherche sur nos prairies, parmi nos arbres,
Le lieu où s’arrimer,
Mais bientôt un désir de là-haut l’arrache,
Le navire d’ailleurs ne veut pas d’ici,
Il a son horizon dans un autre rêve.

da La longue chaine de l’ancre –  Yves Bonnefoy
trad.  di Blumy

Chi cercherà di me

Chi cercherà di me e della mia casa
ci troverà invase dal muschio
e sanguinanti per le lacerazioni
del silenzio, per le voci morte
che hanno abitato queste mura
per le voci vive che giungono
talmente da lontano
da sembrar non appartenere
a nessuno che abbia ancora volto
e voce  e   cuore.
La pioggia e il vento s’insinuano
dentro le nostre trafitture, il cielo
è un miraggio d’altri mondi,
una circoscrizione sconosciuta
di cui sentii parlare da bambina.
Lei mi protegge, con i suoi muri stanchi,
dalla pioggia e dal vento,
lei, madre cava, che invecchia accanto a me
e con me frana, lentamente.

Immersa nel tempo

Immersa nel Tempo (in chissà quale parte del Tempo,  come se di una dimensione astratta  si potessero fare segmenti …)
mi piego mi consumo come la vecchia nonna dei miei cent’anni di solitudine.

Ho camminato tanto, con le gambe divaricate tra una sponda e l’altra,
mentre le piccole dee dell’invisibile si gettavano tra le braccia
la palla d’argento della luna la palla d’oro del sole

E le strade ? La strada che porta a casa, chiusa per lavori in corso?   La casa? E’ ancora lì, con le sue trafitture che sanguinano, barca santa, arca, ara, porto della mia disperazione, àncora piantata dentro il mio corpo a gridare di non portarmi via?