Solo un pianto

Georgia O'Keeffe

Solo un pianto ci salva adesso. Babbo.
Solo un dolore audace.Sai
certe mani ancora cuciono millimetri
a punto d’erba, a smerlo, piano piano.
Con devozione a una tela che alla fine
canta di colore ornamentale.

Sai, Babbo. Sei di più di un corpo ora
se ti penso nel tuo formato umano
ancora piango, ma piano, lentamente –
e non sei immaginato ma presente
in condensa di fiato trasparente
un vapore che manca sempre
un buco che porto di vuoto
un lato scancellato dal mio.

Babbo bellissimo, peripezia questo spiccarmi
dalla tua terra fiammeggiante
averti in grembo, bambino caro, che adesso
nasci continuamente.

Mariangela Gualtieri   da  Bestia  di gioia

dal sito  http://www.anewstart.info/

Una casa per dire qualcuno oppure sempre.

Come a cercare un giorno,
una parola lontana, un tempo fermo.

Come trovare un’infanzia e una collina,
un attimo di terra, un destino vero,
nome e cognome in un punto solo,
una pausa infinita, un dio di niente…

Mauro Germani

Mattino

Ho un acero, fuori casa, e tutto è lontano qualche volta
tutto passa nelle cose senza contorno
ho un acero misterioso come una città sommersa
e guardare diventa le sue foglie, l’ombra premuta
metà sulla strada metà nel giardino
la luce di ciascun giorno
dove le voci si appuntano e si disperdono.
Siamo l’acqua versata sulle pietre dei morti
sul filo teso tra la preghiera e il canto
siamo la neve dentro le cose
l’occhio cui tutto allucina, tutto separa
e vivere è un minuscolo posto nel mondo
dove stare in giardino.

Pierluigi Cappello

Bocca nera di stelle

Christophe Vacher 

Bocca nera di stelle
una pietà sta notte per queste case
e tende nella steppa
nell’erba larga
ma tu dall’alto provi che cosa
se guardi come me che guardo.
Ma tu
coi cento occhi di stelle
che pietà
ti gonfia quel tuo cielo
se guardi case e cucine
e vapore che sale dai fornelli
che pietà ti gonfia tutto il cielo
se butti giù mirabile il tuo sguardo.

Se tu guardi non so.
Se la mia pietà è solo
vaga buccia di quella tua
che deve sbilanciarsi d’immenso
e perforare le infinità
i labirinti che ti fanno eterno
e il mio dolore
lo sento fare un canto
sui ginocchi.
Non piango adesso dal secco
che mi scuote.

Mariangela Gialtieri  da  Bestia di gioia

Mi scivolavano

Jerry Uelsmann

Mi scivolavano violini dalle mani –
il cuore cadeva al pensiero
che vi fosse inganno in quell’andare all’alba
in quel precipitarsi senza nome.

Mi scivolavano ciocche di capelli
per il dubbio di essere sola al mondo
trafitta da menzogne mattutine
che mi annebbiavano.

Volevo allora una solitudine indiana
lontana lontana
una lingua non mia in cui tentennare
in cui tacere le astuzie degli uomini
che corrono fra delle braccia non mie
e spettinano capelli non miei e si gettano
nelle finte lotte dell’amore.
Ah, la leggerezza dei fanciulli –
manca da queste mura
di casa abitata dai miei passi svogliati
dai miei aggiramenti
da camera a camera
da letto a tavolino da finestra a
termosifone da scala a scalino
a porta a cuscino a pavimento rosso.

Sul quale non cadono lacrime
ma antichi capelli e pesanti
parole che la penna non vuole da sè
abbeverare e ripulsa in gabbiette
di piccolo dolore, pompando pompando
l’esile cuore il suo battere dinamitardo
il suo sgusciare le solitudini e
inghiottirle dal palmo della mano.

Io seguirò la tua pista menzognera.
Un giorno ricalcherò il disegno dell’inganno
la pista menzognera. Sputerò la parola
infracidita che mentendo crolla
il vocabolario in un grido fasullo.

Varcherò le tue segrete porte
con una gittata pericolosa ti colpirò
addobberò d’inferno tutta la scena
fino a quest’ultimo addio
corroso a poco a poco. Fino alla rovina
delle mani che non toccano più
l’amato riso e giacciono
nel pietrificato grido –
in questa rotatoria senza uscita.

Corri a inaugurare una stella indivisa
una pennellata di rosso e oro
nel buio del precipizio. La sommità
del campo santo. Il baricentro dell’ombra.
Tutto è pronto per la tua verità.
Dilla. Ora.

Mariangela Gualtieri  da  Bestia di gioia