Il bambino e la luna

Daniel Merriam

Il bambino  e la luna

Per  Jorgito Manach y Baños che da
bambino  amava giocare con la luna

La luna e il bambino giocano
un gioco che nessuno vede;
si vedono senza guardarsi, parlano
lingua di puro mutismo.

Che cosa si dicono, quanto si chiamano,
chi conta uno, due e tre,
e chi tre e due e uno
e poi torna a ricominciare?

Chi rimase nello specchio,
luna, per vedere tutto?
Sta il bambino allegro e solo;
la luna stende ai suoi piedi

neve di primo mattino ,
azzurro  dell’alba;
-  quella che ode e quella che vede -
si divide in due il silenzio,
la luce si volta al rovescio ,
e senza mani vanno le mani
a cercare chissà che ,
e nel minuto di nessuno
passa ciò che mai fu …

Il bambino sta solo e gioca
un gioco che nessuno vede.

Mariano Brull

trad.  dallo spagnolo di  Blumy

Haiti

La terra era un coltello
di furente miseria e pietra dura.
Noi troppo tardi ne avvertimmo il fischio
sotto l’amaca verde della luce.
I bambini intrecciavano le ossa:
un gigante piegò nella sua mano
un gran fuoco d’aironi.
(Hanno contato il numero dei morti,
A ogni passo un ciliegio
senza viso
Infilato nel buio dei cortili.
Tra tuono e culla il pianto è cominciato,
In un cielo di mosche. Poi, la sete).
Mani di quarzo, mani d’antracite
allacciate alla notte. Donne nere
con sirene essiccate fra le braccia.
Humus, canta una fiaba ai nostri figli
Atterriti e dispersi. Fa’ che il sole
Introduca una cetra negli abissi.
Taci come gli uccisi, tuono oscuro.
I perduti ti ascoltano, smarriti.

Cristina Sparagana, inedito