Lampionario

Joma Sipe

ancora ci sono giorni dentro la mia vita
in cui mi capita di rincorrere un filo come se fosse il senso
unico e preciso per capire chi sono e cosa faccio
qui tra queste moltitudini di altre cose senza un nome.
C’è un tempo in cui le cose di tutti i giorni
sembrano così perfettamente allineate
come i pianeti nel sistema solare, come tutte le stelle
nelle costellazioni e i milioni di miliardi di sfere
su cui forse gira il lampionario del cosmo.
Ci sono momenti in cui
standoti seduta davanti non vedo che eri tu la stessa ieri e
ancora oltre domani  tu come fosse l’inizio a cui siamo diretti
vedo il passaggio verso quell’altrove in cui ti troverò sempre e
finalmente avremo la stessa voce la stessa sostanza
la stessa forma sarà nostra in un’altra
di nuovo  prossima vita.

Ferni

Ode XIII

Efendi

 

Miei vecchi amori. Visibili
ore di un secolo che non vuole morire.
Si rompono continuamente lune intorno a me.
La luce che m’illumina di certo verrà
da stelle spente.

Tutta la notte sradico sentimenti
dal mio petto che resta sempre verde.
Erbacce con radici d’eternità.
Mi stordisce il rumore del tempo.
Scendo

in una notte più profonda di quella vera
con una duplice tenebra negli angoli
e caligini d’usi passati.
Camminando lentamente, attento
a non svegliarvi.

Nasos Vaghenas

da Nascita con paesaggio

Daniel Barreau

e poi mi ha sibilato
‘e cercati una parola necessaria
quella con cui restare sola
e fare cena e sonno e vita
la dolce la tenebrosa
assoluta tra tutte da non dire
la spina che ti suona nella bocca
e poi  ruggisce perchè tu risponda
ti apre ti disonora
ti comanda …’
e io mi sono messa
le mani sulla faccia come chi piange
poi sono nata

Silvia Bre

Nuvola

Colleen Milburn

e ancora sento che non c’è direzione
nemmeno un seme  che il pugno getta nel terreno
ha l’incertezza l’imbroglio del non saper dove andare

cadere sì, cadere inutilmente, senza un progetto
a lungo termine, qualcosa di chiaro, illuminato.

non è così, io lo so che son caduta embrione
e poi bambinastella con le braccine tonde
e già grumi di pianto dentro agli  occhi

e nostalgia del tempo che non era ancora
tempo, ma una favola nuova, una nuvola in testa

e poi dentro la pancia di mia madre
e poi e poi  bisognava cacciarla via,
farla scoppiare prima che fosse pioggia e temporale,
quella nuvola che poi sono diventata

Ricevimento di un amico

Courtney Brims

Lo seguo,
lo precedo nella voce
perché ho,
come il fumo spopolato,
vocazione di acquerello.

Raccontami
come sono lì le cose di consumo:
libri,
rose,
tintinnii di rondini.

A parte tutto questo
gli domando
dei manghi geologici
che lo bordeggiano di polpa,
e di un nuovo fiume,
senza guardarlo,
con popoli di suono
e longitudine di Arcangelo.

Dimmi anche qualcosa del piccolo litorale
dove recentemente il giorno,
come un celeste animale bifronte,
si accampò in due acquari
e si colmò di pesci.

O se lo ricevettero unanimi gli alberi
come quando elessero la prima allodola dell’anno
e il giorno della fioritura.

Riassumimi ora che tremo
benignamente
dietro una rondine,
ora che mi propongono pubblicamente
per nudo di farfalla

e sto come le rose
disordinando l’aria.

Eunice Odio