C’è già odore di neve nell’aria

                             Catherine Jeltes

C’è già odore di neve nell’aria, il mio amore
porta lunghi capelli, ah l’inverno, l’inverno che
ci spinge vicini è alla porta, arriva
col tiro di veloci levrieri. Cristalli di ghiaccio
sparge alla finestra, sul focolare sono accesi i carboni e
tu bellissimo bianco di neve mi poni il capo sul grembo
io dico che
questa è la slitta che non si ferma più, neve ci cade
in mezzo al cuore, s’incendia nelle tinozze
della cenere in cortile Darling bisbiglia il merlo

Sara Kirsch

Da Pianissimo, per non svegliarti

 

Lucette Virelle

Non essere morte
se vuol dire che mi trascuri
che mi sveglio e si sveglia
con me solo la spina acuminata
dell’assenza. Voglio che tu sia
carezza, sospensione prima
di un abbraccio, corrente.
Trascinami verso di te
come facevi con le parole
sobria brillandole una a una:
sono –
proprio-
contenta –
che –
tu –
sia –
qui –
Come dentro le tue mani ospitali
le mie inezie si tramutavano
in doni grandi.
Sei uno sciame di nulla?
Semini luce?
Sei nella direzione dei gerani rossi?
Sei me?

Prendimi teneramente
nella memoria scalza
nella tua anima di filo forte
nell’invisibile rete:
anch’io
anch’io
senza significati,
sedia impagliata,
teiera,
rubinetto che sgocciola
anch’io
tutto.
E’ troppo breve la vita
per riascoltare la tua voce?
Mandami in sogno parole lunghe
lunghissime
che manchi il tempo
per pronunciarle.
Mandami parole,
che bacino le labbra.

Pensa, la relazione di ora
questa nuova faccia
dell’amore,
la chiamano lutto.

Livia Candiani

Congedo

Dubi Roman

Da quei boschi vestiti di bellezza
antica e dentro il tormento degli occhi
naufragati alla luce che rintocchi
inallusivi abitano, si spezza

esultante il fuoco alato, la brezza
lascia fronti chiuse e comete: tocchino
ancora l’orlo di pietra i ginocchi
che l’ovale di memoria accarezza –

ha un’acqua buia il tempo, l’innocenza
innalzi la sua rosa d’ore fragili
e l’onda d’amarezza gemme oscure

porti a questo che splende alto contagio
per la riva sorpresa dalle dure
alghe di camere abbagliate e assenza.

Roberto Rossi Precerutti

Tu

Dunnia

Tu, cui insegnarono i muti a parlare
parare i colpi dei corpi inerti
varare dal molo dei sonni incerti
il barchino dei bambini d’inverno
pesciolini pescati nel torbido
gorgo d’un amore inservivibile
a reggerti il gioco, eludere il giogo
dei nostri umani pesi invisibili
mi hai insegnato a parlare ai muri

Biancamaria Frabotta

un morticino da portare

Mark  Ryden

 

 

un morticino da portare
in grembo, era ieri
o domani? un morticino
dalle lunghe ciglia bionde
e le dita rosate
un bambino se n’è andato
i piedi foderati
nell’ovatta, i canini sporgenti
un bambino che non voleva parlare
forse sarà sepolto
nel terreno grasso
dell’amore materno
mallo e noce
vita e camicia
dentro un baccello notturno
il bambino ha rifiutato
per sempre di dire di sì
e ora mi ride
dal fondo di una notte sconosciuta

Dacia Maraini