Notturno di Stone Canyon

Daniel Merriam

Antico dei Giorni, vecchio amico, nessuno crede
nel tuo ritorno.
Nessuno crede più nella propria vita.

La luna, come un cuore morto, freddo e inavviabile,
appesa a un filo
all’estremità della terra,
finalmente infedele, che macchia le felci
e gli arbusti rosa.

Nell’altro mondo, bambini disfanno i nodi
sulle loro cordicelle.
Cantano canzoni, e le loro dita sfumano.

E qui, dove il cigno mugola nella sua orbita, dove
la sanguinaria
e la belladonna insistono a confortarci,
dove la volpe nel muro del canyon svuota le nostre
mani, estatica d’altro,

come una goccia d’olio limpido il Guaritore rotea
nel vento della notte,
parte occhio, parte lacrima, riluttante a riconoscerci.

Charles Whright

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Dell’amore

Lucette Virelle

a Popi

Riluce e splende come il rame
di un ramaio di Ghiànnina il tuo sorriso
le tue parole esplodono dentro di me
come le bombe a mano.
Corpo che ti dimenavi come una bestiola
prima di addormentarti,
da tre notti su due guanciali
aspiro nicotina,
corro con la febbre a ottanta
poi a duecento
divento matto per le strade.
Lezione amara la solitudine
e la morte un gomitolo nero
vieni con l’amore
vieni con l’acqua.
Non mancare più non lasciarmi
mano diafana cuore incorrotto,
ti amo e mi spaventi,
mi hai dato il pane e il chiaro delle stelle
e ancora il metallo del seno
e il timpano dormiente del tuo corpo.

Michalis Ganàs

Paratesto

Neodecai

 

Scrivo, ma non mi sento fra le mani
l’inafferrabile. Scrivo che neppure
un sasso è saldo ed è sicuro nella
sua forma, che soltanto
la traccia è vera ma non è invisibile –
è lì nascosta. Un solco
che si gonfia di terra sempre nuova
una crepa che chiama sotto i piedi –
come grattare il muro per trovare
un ritratto, e ancor più sotto un camposanto
antico. Scrivo che anche il tempo
diventa mite se lo lasci sfogare
la sua voglia di uccidere ogni cosa –
triste come un tiranno senza sudditi.

Alessandra Paganardi

Proemio (Frammento)

Vladimir Kush

Non canto le navi che ritornano,
le stelle che ricamano girasoli sul cinto dell’estate.
Né le rondini che volano nel cielo,
per prendere il sangue di un’alba e tingerne i fiori…

Di notte sellano i cavalli, di notte passano,
all’alba si disperdono,
alla ricerca di uccelli piumati e di donne slanciate,
che brillano sui cuscini quando dormono la notte.

Brillano e sognano un grande amore,
un grande figlio.
Che abbia un sole nei capelli, una luna come specchio.
E l’aquila sul volto a vegliare sul suo sonno.

Ghiorgos Thèmelis

Il buio come bene

Tutte le dolcezze sono alle dita
di rosa l’abito tinge
lungo l’azzurro pieno, come ti chiamavo
a cancellarmi, quaggiù, ti prego.
Per te, io ti, io te sono
che mi contiene nel tremante ricorso
del tuo silenzio vienimi incontro
orizzonte e allarga esso.
Come rami contro il cielo entrai in lui
una specie eletta dal suo cuore
come mondi sognati da miriadi di sogni
sradicati al centro quasi affondando
diciamo.

Nadia Campana