Partenogenesi

Diana Vanderberg

il seme da cui sono nata
è rimasto dentro di me
come una foglia sempreverde
una moneta d’oro che la fiaba moltiplica

come in una primavera del corpo
le dita dei piedi fanno gemme
si staccano rami dalle gambe
braccia d’albero si spalancano al cielo

rinasco mi riproduco nel vento
sono madre e figlia
muschio che preme il muro
campanula che lo fa fiorire

Blumy

LXIX

Forse non essere è esser senza che tu sia,
senza che tu vada tagliando il mezzogiorno
come un fiore azzurro, senza che tu cammini
più tardi per la nebbia e i mattoni,

senza quella luce che tu rechi in mano
che forse altri non vedran dorata,
che forse nessuno seppe che cresceva
come l’origine rossa della rosa,

senza che tu sia, infine, senza che venissi
brusca, eccitante, a conoscer la mia vita,
raffica di roseto, frumento del vento,

ed allora sono perché tu sei,
ed allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo.

Pablo Neruda

Borges

Tu vedevi con le viscere, non con gli occhi
che erano spenti prima ancora che li aprissi.
E scandagliavi la vita tramite tocchi
in luoghi misteriosi oltre le superfici

del visibile, scendendo in antri profondi
lontano dal deserto di folle indistinte,
e ricercando nuovi labirinti
là dove il tempo non si calcola in secondi.

(A Rètimno parlavi di cose prodigiose
– “come brezze nel cuore del tornado” –
brandendo come pieno un bicchierino vuoto.)

Vita astratta, la tua, ma il concreto t’era noto:
vene di foglie, il rosso del sole che cade.
Gli altri vedevano soltanto le ombre delle cose.

Nasos Vaghenas

Asuni *

Julia Patrucco

a Marianne, Alexis e Lorenzo

Molte volte oggi ho passato la frontiera
della mia pelle dentro e fuori
e siete sempre lì tre uccellini
posati sul filo col bucato un gallo muto
e la molletta bagnata di ruggine

oggi Teresa ha sfornato i biscotti
il pane a corona e li decora
chinata controluce in cucina

siete sempre lì oggi piccoli uccelli
dall’incerto equilibrio sul filo così semplici
tutti e tre con il pampino sfuggito alla vite
e le formiche mentre io vado e vengo
sul confine mal tracciato di me

oggi alle Domus si sono svegliate le fate
escono dalle grotte e addentano fichi d’india
perché tutto sia giallo e rosso e nel cielo

tre uccellini sospesi sul filo vi ritrovo
ogni volta che parto e ritorno di continuo
mi aspettano oggi i vostri becchi concentrici
allineati e sei occhietti più neri del sole

oggi hanno chiuso il cortile a Casa Dora
e quelle melograne a terra spaccate in due sfere
così almeno le voci non si sperdono più

mille volte oggi ho passato il segnale
di questa mia pelle a cortina ora là ora qua
e ci siete sempre voi miei uccellini
ad accogliermi in tre pose gioiose
e indifferenti sul filo che dovrete lasciare
prima o poi forse adesso
mai con me.

Mia Lecomte

paese sardo, in provincia di Oristano

Pellegrino perduto

Magdalena Wanli


Pellegrino perduto
sulle tracce d’una natura morta
impallidita al bordo del passaggio cavo
sulle tracce d’un paradiso

alcuni passi sotto la cenere
la corda sul ventre
qualche goccio prima del risveglio
t’immergi
erba folle nel cuore del disastro
erba folle sul catasto svanito
presto
nella lotta dei venti
la nuvola si trasforma
ombra addormentata del gigante svanito
melopea senza odore e senza biasimo
di chi ha sputato sabbia
ha liberato il pianto nella mano

Laure Cambau trad.  Blumy

Pèlerin perdu
sur les traces d’une nature morte
pâlie au rebord du chemin creux
sur les traces d’un paradis

quelques marches sous la cendre
la corde sur le ventre
quelques gouttes avant l’éveil
tu plonges
herbe folle au cœur du désastre
herbe folle sur le cadastre ébloui
bientôt
au combat des vents
le nuage se transforme
ombre dormeuse du géant épanoui
mélopée sans odeur et sans reproche
cracheur de sable
livré pleur en main

Laure Cambau