Nella lingua che aprì il maggio

Magdalena Wanli



Nella lingua che aprì il maggio dei semi
i ciliegi pronunciarono terra alla vista
come Colombo davanti alla costa;
il canto dei gambi si levò
dalle vene di pietra, dove le radici incontrano
il fuoco che guida alla rivoluzione.
E la pioggia eresse l’intenzione del giglio,
la luce tese la lancia che spalancò la festa del campo.
E gridò il pesco, gridò il croco e la rondine,
gridarono i pioppi e le sterpaglie; i fiumi salirono
nelle vestaglie dell’aria; a bracciate il grano
accese il suo tempio.
Esaudita la gioia dell’erba,
esaudite le solitudini dei tordi,
il silenzio infiammò le rotte dei venti
che stesero le mani ai tetti, ai fili tesi
fra le case, alle strade ai tram alle navi.

Infine i fiori.

Iole Toini

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