Baci

Marc Chagall


VII

Abbiamo visitato
la città con i nostri baci.

Ci siamo baciati davanti
al monumento al milite ignoto
che ci osservava impaurito.
Ci siamo baciati di fianco
al vigile urbano impettito
e furente, e poi ci siamo baciati
di nuovo, in modo inaudito,
scandalizzando la gente.

Abbiamo attraversato
la città con i nostri baci,
eludendo veicoli e ingorghi,
prendendo in giro la folla,
baciandoci in modo scomposto,
in modo sicuro,
al momento opportuno.

Ci siamo innaffiati di baci:
io folle e tu giovane,
io vecchio e tu bella.
Abbiamo brindato
alla buona novella.

Ci siamo graffiati di baci
sul collo e le ascelle.
Hai slacciato le scarpe e le calze.
Le hai gettate nel fiume.
Una persona gentile è corsa
a rincorrerle.

Abbiamo visitato la città
a forza di baci.
Da piazza San Carlo
a piazza Statuto, da Porta Palazzo
alle porte in rovina, dalle vetrine
del centro ai giardini reali,
da Superga a Caselle.

Abbiamo rovistato
la città con i nostri baci.
Ci siamo baciati in pallidi androni,
in cortili barocchi, in giardinetti
stregati. Siamo scesi
in sotterranei sinuosi e saliti
in soffitte assolate.

Abbiamo inciso le nostre iniziali
su una lapide bruna
che hai coperto di viola
con la tua cipria e il tuo trucco.

Ci siamo ubriacati di baci,
inseguendo una mappa fasulla,
un percorso proibito,
perdendo di vista la rotta,
dimenticando la vita…
Ci siamo baciati

di fronte alla Sfinge.
Abbiamo sfondato il portale
del Duomo a colpi di baci.
Guardando la volta e gli affreschi,
ci siamo baciati di nuovo,
ubriachi. Un cappellano
ci ha colti in flagrante
e ti ha osservata estasiato.

Abbiamo sfidato i tifosi
nelle strade del centro.
Li abbiamo fatti impazzire
di rabbia, gelosi.
Li abbiamo messi a tacere
baciandoci in modo tremendo,
in modo chiassoso, una volta
sul mento, un’altra sugli occhi
e poi sulla bocca.

Abbiamo sbirciato la città
con i nostri occhi.
Non riconoscevamo dall’alto
il Monviso, il Rocciamelone
e il Gran Paradiso.
Abbiamo sorriso lo stesso
e ci siamo baciati
in modo convulso e sconnesso.

Abbiamo ridipinto
la città con i nostri baci,
colorandola come per prepararla
a un carnevale.
Abbiamo aggiustato il fanale
di un autobus e lo abbiamo fatto
brillare di una luce diversa.

Alla Gran Madre abbiamo restituito
il suo rosa. A piazza Vittorio
un rosso vermiglio. A via Po
un azzurro un po’ audace.
A piazza Cavour e a piazza Carlina
i colori del giglio.

Abbiamo coperto le ingiurie
e gli insulti sui muri.
Io folle, tu bella.
Io ingenuo, tu artista.
Ti ho lasciato scegliere
le tinte e i pennelli.

Abbiamo ridato al re
di piazza Castello il suo trono.
Al cavallo di bronzo
un tocco di tono
e un po’ di allegrezza.
Al principe armato abbiamo tolto
l’elmetto e aggiustato i capelli,
rendendolo meno severo.

Abbiamo devastato la città
a forza di baci.
E adesso, a ripensarci,
non mi sembra vero.

circeo59


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