Le ipotesi di nessuno

Efendi

Può essere il vento.
La pagina in bianco. Può essere.
Può essere colui che viene
cancellato dalla pioggia.
Ora ricordo un uomo cieco
un dolce pomeriggio a Friburgo.
Vagava solo nella neve
con un sorriso di beatitudine
e un bastone tanto bianco quanto i fiocchi.
Passò accanto a me senza vedermi.
Io ero il suo Nessuno.
un fantasma in quel regno luminoso.
Può succedere che siamo
i ciechi di Nessuno.
Nessuno forse è il vento
che apre le finestre con colpi senza armonia
per farci parlare nella lingua del sogno.
Può essere uno che lasciò
per sempre il suo cappotto scordato
sulla gruccia del caffè,
un cappotto come una bandiera del vuoto
che scompare un giorno, come il suo padrone.
Può essere colui che non è mai stato.
colui che non sarà mai,
colui che si stancò di essere stato.
Forse sarà nel paese degli scomparsi
l’unico apparso che chiamiamo fantasma,
quello che fa scricchiolare
le scale nella notte
o fa cadere un tegame in cucina,
quello che sposta le posate
che poi non troviamo più,
il ladro delle lontananze.
Può essere il viaggiatore di se stesso,
il nomade di se stesso.
Ha fatto diversi mestieri fuori tempo:
trascina carte nella via solitaria,
porta giornali arretrati
da una parte all’altra della città,
porta un odore da fuori le mura nel suo centro,
strappa le locandine del cinema di ieri,
fa partire i treni
soltanto con il suono di una campana.
Può essere il vento.
La pagina in bianco. Può essere.

Juan Manuel Roca

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