Al principio forse ero una stella


 


Non c’è altro ricordo

se non d’essere stata luce pura,

piccola dapprima,

un’intermittenza, un baluginio e poi

un irradiamento in ogni direzione,

punte, frecce di luce,

scie luminosissime

che moltiplicavano il nucleo all’infinito.

Al principio forse ero una stella.

Blumy

La montagna

Ji Seon Kim



A volte, dal balcone la montagna assumeva l’aspetto di un rispettabile vicino. Nei giorni più limpidi invece, si invitava, si faceva largo per così dire tra le antiche dimore, come se, rimasta indietro in un’accalorata discussione, avesse tutta l’intenzione di meglio farsi ascoltare. Ma era lei a chiamarla in quei giorni di maggio. Il pensiero dell’eruzione, il far finire tutto con gran fragore, in un immenso falò appariva alla sua vita senza luce come una segreta rivalsa. Ansia e coraggio le procuravano visione della sua casa incenerita e del suo corpo fuso, casa e corpo testimoni, emblemi della crudeltà di quei luoghi e dell’ingenuo eterno aggirarsi in quelle sue trappole fatte di solitudine.

Vera D’Atri

Mi sono addormentata tra le rose

Dominique Telmon

Il sonno mi ha raggiunta mentre percorrevo
strade di rose, e non so ancora se fosse sogno
o se camminassi in un mondo parallelo
dove tutto è leggero, persino allontanarsi
da se stessi; con un battito di ciglia
salutare ciò che rimane intorno,
ciò che di noi veniva raccontato
e continuava. Adesso il battito cessava
o, forse, s’era assopito per un poco
e non c’era coscienza del distacco
nè dolore (come accade quando qualcuno
se ne va e non c’è nessuno a salutarlo).
Vorrei, quando la pioggia diventasse neve,
e poi la neve fango scuro,
addormentarmi tra le rose.

Blumy

L’orto

Urini in piedi, e dentro la tua tonaca
sorge il mistero. Magnifica madre mia,
come canta e si innalza la tua forma nell’orto,
mentre io mi acquatto. Mentre osservo la tua treccia
a metà fra una cuffia e una corona, raccolta,
bianca come la neve e tenendo testa al tempo.

Al mio viso e al tempo, madre mia, nonna
poderosa.

Juana Castro
tra. Daniela Raimondi

Assenza

Elvira Amhrein

Dovrò rialzare la vasta vita
che ancora adesso è il tuo specchio:
ogni mattina dovrò ricostruirla.
Da quando ti allontanasti,
quanti luoghi sono diventati vani
e senza senso, uguali
a lumi nel giorno.
Sere che furono nicchia della tua immagine,
musiche in cui sempre mi attendevi,
parole di quel tempo,
io dovrò frantumarle con le mie mani.
In quale profondità nasconderò la mia anima
perchè non veda la tua assenza
che come un sole terribile, senza occaso,
brilla definitiva e spietata?
La tua assenza mi circonda
come la corda la gola
il mare chi sprofonda.

J.L. Borges