Bambina

Shirley D. Cross  

Bella è questa margherita di luce,
E il bacio lodatore di comete
A covare piccole uova e quiete,
Tenero fumo di marzo che cuce

Rumori e sogni, qui, dove traluce
Il primo scintillio di alte segrete
Contrade che, occhi e cuore, formerete
Entro le pieghe del sonno: conduce

Un suo fragile gioco quella nube
Rosata che sospende come un nulla
Beatamente libero e leggero

Al soffitto celeste – vedi, ruba
Nastri e api per festeggiare una culla
Ora il respiro della primavera.

Roberto Rossi Precerutti


Un padre scolpito nel bronzo

da Sagarana

Un padre scolpito nel bronzo, eterno e  immobile.
Una calce della Cina, un secolo senza il tuo sesso.
L’arco si tende e la freccia scocca.
Si rompe la risposta contro il metallo dell’eco.
Il cuore è incapace, e qualsiasi uccello naufraga.
Un vuoto in cui arrivano soltanto il tempo e i motori.
Un linguaggio che, a volte, soltanto io conosco.
O conoscono certi e strani animali, i morti.

Carlos Barbarito

Il mio amante

Vitalievna Karkabi

 

 

E ora parlerò del mio amante, che rimarrà senza nome.
Perché a 49 anni sa fare il rumore di cinque diversi tipi
di camion che cambiano le marce in salita.
Perché a volte lo fa sulle scale del posto dove lavora.
Perché poi si vergogna quando gli altri lo sentono.
Perché sa anche imitare almeno tre tipi diversi di treni.
Perché questi includono: la metropolitana di Londra,
il treno a vapore e il trenino elettrico
delle Ferrovie Meridionali.
Perché tifa per il Tottenham Hotspur con gioiosa
e immutabile devozione.
Perché odia l’Arsenal, i cui tifosi sono rozzi e incivili.
Perché spiega che gli Spurs sono magici, mentre l’Arsenal
è noioso e sta sempre in difesa.
Perché io non ne sapevo niente fino a sei mesi fa,
e non mi curavo di saperlo.
Perché ora tutto questo mi affascina.
Perché lui si esibisce per gradi, dieci.
Perché, primo, si presenta come una persona gentile,
seria e mentalmente libera.
Perché, secondo, affronta molti pranzi, discutendo a tavola
della vita e dell’amore senza mai nominare il calcio.
Perché, terzo, sta attento a non rivelare quanto detesti
avere la peggio in una discussione.
Perché, quarto, parla delle donne del suo passato,
riconoscendo che in parte è stata colpa sua.
Perché, quinto, è talmente ragionevole che tendi a dubitarne.
Perché, sesto, si autoinvita per un drink una sera.
Perché, settimo, in due vi scolate due bottiglie di vino.
Perché, ottavo, si ferma per la notte.
Perché, nono, non vedi l’ora di rivederlo.
Perché, decimo, non si fa vivo per giorni.
Perché avendo raggiunto lo scopo ritorna ai suoi interessi.
Perché non salterà nemmeno un’ora del corso serale
o una sola prova di coro a causa di una donna.
Perché è quasi sempre fuori casa.
Perché non riesci nemmeno a trovarlo al telefono.
Perché è il tipo d’uomo che da generazioni fa impazzire
le donne.
Perché, è triste ammetterlo, questo pensiero non basta
a farti rinsavire.
Perché è affascinante.
Perché è buono con gli animali e coi bambini.
Perché la sua voce è rassicurante e sexy allo stesso tempo.
Perché guida una vecchissima Vauxhall Astra station wagon.
Perché va a 130 sull’autostrada.
Perché quando lo supplico di rallentare dice: “Non intendo
andare piú piano di cosí”.
Perché è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque
altro sulla terra.
Perché non insiste per avere consigli dai suoi passeggeri.
Perché se mai dovesse perdersi sarebbe un bell’inferno.
Perché qualche volta mi fa dormire dalla parte sbagliata
del mio letto.
Perché non puoi dargli ordini.
Perché ha questa dote, che gli sta bene mangiare
i bastoncini di pesce surgelati o il cibo cinese già pronto
o prepararsi la cena da solo.
Perché sa come cucino ed è realista.
Perché mi prepara tazze di cacao densissimo con le bollicine.
Perché beve e fuma almeno quanto me.
Perché è ossessionato dal sesso.
Perché non direbbe mai che è sopravvalutato.
Perché è cresciuto prima della società permissiva
e si ricorda della sua adolescenza.
Perché non insiste nel ripetere che è sano e naturale,
né mi chiede cosa vorrei che facesse.
Perché ha alcune idee tutte sue.
Perché non è mai stato capace di dormire a lungo
e la notte parla con me fino a tardi.
Perché ci logoriamo a vicenda con la nostra insonnia.
Perché mi fa sentire come una lampadina che non può
spegnersi da sola.
Perché ispira una poesia dopo l’altra.
Perché è pulito e ordinato ma non si preoccupa
troppo del suo aspetto.
Perché permette al barbiere di tagliargli i capelli troppo corti
e per due settimane va in giro che sembra un carcerato.
Perché quando metto una collana e gli chiedo se
mi sta bene risponde: “Sí, se No vuol dire provarne altre tre”.
Perché è rimasto scioccato quando i compagni di squadra
piú giovani hanno cominciato a usare il talco negli spogliatoi
Perché la sua mascolinità vecchio stile è per me
fonte di continuo divertimento.
Perché la cosa lo rende perplesso.

Wendy Cope

Livelli

Nicholai G. Reznichenk


Lo vedo, quell’albero. E vedo
te, oggi, in questa luce di una stagione successiva.
La fluidità delle chiome in un vento
mutevole.
………………Quello che passa è solo una rappresentazione
e questi sono i cambiamenti
della gente comune, le cose che si fanno
per non essere niente.
Ho un passato, lo distinguo. Ho il resto
di una mia verità, le faccende quotidiane, uguali.
Vedo tutto questo: la parte bianca
dei tuoi occhi socchiusi, colpiti
da un sole obliquo e pulito, a pelo
dell’erba, che sa esistere ora, in questo non decifrabile
ora, sottovoce, sottovento,
fra i fili mossi e le foglie accese
da una morte fastosa – ora – semplicemente
confondersi col marmo più freddo.

Gabriel Del Sarto

Da tutto m’allontano

ParkeHarrison


Da tutto ciò sono il solo ad andarmene.
Da questa panca, dai miei pantaloni,
dal mio gran posto, dalle mie azioni,
dal mio numero rotto a parte a parte,
da tutto ciò sono il solo ad andarmene.

Dai Campi Elisi o di là dove volta
La bizzarra stradina della Luna
Partono la mia morte, la mia cuna,
e attorniata da gente, sola, sciolta
la mia sembianza umana si rivolta
e congeda le sue ombre a una a una.

Da tutto m’allontano perché tutto
Rimane qui per prepararsi l’alibi:
la mia scarpa col suo occhiello e il suo fango
e la piega del gomito
anche della camicia abbottonata.

Cesar Valleio

Dove ci sorprende il giorno

Ken H. Leung


Dove ci sorprende il giorno?
che terre nottetempo
noi acque
del fiume appena limaccioso
abbiamo attraversato – e ora dove
andiamo, dove
illusoriamente stiamo?
Non è Rodano o Arno
questo incendio
d’aria e vento
sopra il flusso aperto,
non è santo
per fulgore d’immagini
o rovello
di pensiero e canto
il lume di questa ansa
eppure scende
con noi lo stesso lume
con noi lo stesso sfarzo,
scintilla in queste lande
tra queste solitarie
nude argille
lo stesso fondo e celestiale sangue.

Mario Luzi

Ormai sei mia

Nicoletta Tomas


Ormai sei mia. Riposa coi tuo sonno nel mio sonno.
Amore, dolore, affanni, ora devono dormire.
Gira la notte sulle sue ruote invisibili
presso me sei pura come l’ambra addormentata.

Nessuna più, amore, dormirà con i miei sogni.
Andrai, andremo insieme per le acque del tempo.
Nessuna viaggerà per l’ombra con me,
solo tu, sempre viva, sempre sole, sempre luna.

Ormai le tue mani aprirono i pugni delicati
e lasciarono cadere dolci segni senza rotta,
i tuoi occhi si chiusero come due ali grige,

mentr’io seguo l’acqua che porti e che mi porta:
la notte, il mondo, il vento dipanano il loro destino,
e senza te ormai non sono che il tuo sogno solo.

Pablo Neruda

Le parole scavano

Svetlana Bobrova

Le parole scavano in pozzi presunti vuoti ed aprono
rigagnoli d’umore e voragini di cielo. travolgono
le nicchie del silenzio, le colmano, le trasformano in incanto.
le parole sì, sfuggono, una fiaba fragorosa
è uno stramare sottile sull’esistenza,
un divenire alterato. Le parole nuotano
nella risacca quotidiana.

api

Ti apri come baia al mare

Ariel Alexandre


 


Ti apri come baia al mare
ombroso scoglio a separare marea,
con semina di orme antiche
nelle occultate crepe dell’umano giudizio.
-Che il conoscerti non è di fuoco,
fulmine d’incolta pazienza
su pietre riarse e dimenticate-.
E mi preparo, Terra,
ad offrirti calura di luce
accarezzando i tuoi grani di grazia.
Leggero l’animo nello scostarti
per semi e foglie, in anarchica posa
arrampicati su di te, di calma offerti e condivisi.
Nessun furore
t’accompagna al germinare futuro.
Lento stillare di elementi
a sostenere gli steli che verranno
nel regalarsi, calmi, al mio conoscerti
nel caleidoscopio dei tuoi frutti:
lavorio eterno, Madre di premura.
Da te imparo l’espandersi del cerchio
compreso nel volo di un’ape.

api

Canciòn a una muchacha muerta

                                 dal sito etsi.com

Canzone per una ragazza morta

Dimmi, dimmi il segreto del tuo cuore vergine,
dimmi il segreto del tuo corpo sotto terra,
voglio sapere perchè adesso sei acqua,
queste sponde fresche dove piedi nudi
si bagnano con la schiuma .

Dimmi perchè sopra i tuoi capelli sciolti,
sopra la tua dolce erba accarezzata,
cade, scorre, accarezza, va
un sole ardente o quieto che ti tocca
come un vento che solo un uccello o una mano leva.

Dimmi perchè il tuo cuore come una selva piccola
aspetta sotto terra gli impossibili uccelli,
questa canzone per cui perfino gli occhi
hanno sogni quando passano in silenzio.

Oh tu, canzone, che a un corpo morto o vivo,
che a un essere bello che sotto il suolo dorme,
canti il colore della pietra, il colore del bacio o del labbro,
canti come se la madreperla dormisse o respirasse.

Questa cintura, questo esiguo volume di un seno triste,
questo riso volubile che ignora il vento,
questi occhi da cui esce solo il silenzio,
questi denti che sono d’avorio protetto,
quest’aria che non muove se non occhi verdi

Oh tu, cielo ridente che passi come nube;
Oh uccello felice che sopra una spalla ridi;
fonte che ,fiotto fresco, ti mescoli alla luna;
prato soffice che piedi adorati calpestano !

Vicente Alexandre, trad. Blumy

Canción a una muchacha muerta

Dime, dime el secreto de tu corazón virgen,
dime el secreto de tu cuerpo bajo tierra,
quiero saber por qué ahora eres un agua,
esas orillas frescas donde unos pies desnudos
se bañan con espuma.

Dime por qué sobre tu pelo suelto,
sobre tu dulce hierba acariciada,
cae, resbala, acaricia, se va
un sol ardiente o reposado que te toca
como un viento que lleva sólo un pájaro o mano.

Dime por qué tu corazón como una selva diminuta
espera bajo tierra los imposibles pájaros,
esa canción total que por encima de los ojos
hacen los sueños cuando pasan sin ruido.

Oh tú, canción que a un cuerpo muerto o vivo,
que a un ser hermoso que bajo el suelo duerme,
cantas color de piedra, color de beso o labio,
cantas como si el nácar durmiera o respirara.

Esa cintura, ese débil volumen de un pecho triste,
ese rizo voluble que ignora el viento,
esos ojos por donde sólo boga el silencio,
esos dientes que son de marfil resguardado,
ese aire que no mueve unas hojas no verdes.

¡Oh tú, cielo riente que pasas como nube;
oh pájaro feliz que sobre un hombro ríes;
fuente que, chorro fresco, te enredas con la luna;
césped blando que pisan unos pies adorados!

Prigionia

George Federic Watt

mi chiudo a chiave dentro la mia circoscrizione,
sono un feto accucciato un ramo alla deriva
nel fiume del mio sangue

e nella foce del mio fiume m’impiglio irretita
presa ormai nella secca dei giorni andati via

non sono più che un cencio che cammina
quando m’infilo nelle strade, sono apolide

non ho foglio di via, sono una serratura arrugginita
non posso stare né fuggire

Blumy, 2004

Aprile e silenzio

Ashley Coll


La primavera giace deserta.
Scuro come il velluto il fossato
si snoda al mio fianco
senza immagini riflesse.

Soli a splendere
sono dei fiori gialli.

Mi porta la mia ombra,
come la sua nera custodia
un violino.

La sola cosa che voglio dire
brilla fuori dalla mia portata
come l’argento
sul banco dei pegni.

Tomas Transtromer

Una notte d’inverno

Samy Charnine


 


La tempesta poggia la sua bocca alla casa
e soffia per emettere un suono.
Dormo inquieto, mi giro, leggo
il testo della tempesta assopita.

Ma gli occhi del bambino sono spalancati al buio
e il temporale mugola per lui.
Entrambi amano le lampade che dondolano.
Entrambi sono a metà strada dal linguaggio.

La tempesta ha mani infantili e ali.
La carovana si lancia verso la Lapponia.
E la casa avverte la sua costellazione di chiodi
che tiene insieme le pareti.

La notte è immobile sul nostro pavimento
(dove tutti i passi attutiti
riposano come foglie affondate in uno stagno)
ma fuori infuria la notte!

Sul mondo passa una piú grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono – temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.

Tomas Tranströmer

Elegia

Omar Galliani


                                                   Alla memoria di mia madre

E ora ha sul capo le nuvole bronzee delle radici
un esile giglio di sale sulle tempie chicchi di sabbia
e naviga sul fondo della barca attraverso nebulose
schiumanti

un miglio lontano da noi là dove il fiume svolta
appare – scompare come una luce sull’onda
davvero non è diversa – come tutti abbandonata

Zbigniew Herbert

Un profumo di nardo

In verità ti dico: Non
mi aspetto l’eternità. E so
che nessun verso vince la morte.

Cerco appena un segno
un ritmo che mi ridia
l’impercettibile respiro della terra.

Forse i capelli di Maria
sorella di Marta
che m’asciugano i piedi.

Perché tutte le poesie sono mortali
e quel che resta è forse
un profumo di nardo. E niente più.

Manuel Alegre

Avrei vissuto come tutti

David Michael Bowers


 

Avrei vissuto come tutti

nella consunzione delle cose
ma a forza di aspettare

la mia giornata cadrà
la sua fatica spegnerà le lampade
in fondo a una stanza calma.

Camminerò allora più lontano della memoria
mi udirete appena
attraverso il grande sonno

Nutrito dei sogni della terra
dei bocconi d’aria ammucchiati bruceranno
sotto il soffio eterno

Jean-Georges Lossier, trad. Blumy