I capelli rossi della madre

Pascale Pratte


I capelli rossi della madre
stingevano sulle nostre lenzuola
sull’acero che lei seguiva con la sua assiduità
sentendo compassione per la caduta delle sue foglie
sui nostri libri
medicando le nervature ferite
sotterrando quelle morte
tra due parole pietrose

La madre lanciava vasellame rotto e imprecazioni all’autunno
che un ciglio cada dai nostri occhi
e i vostri desideri saranni esauditi

Noi eravamo diversi
molti in uno
come le immagini che durano a lungo
come la pioggia quando nessuno osa contraddirla perchè diventa volubile
La madre ci voleva con braccia lunghe come i ruscelli della Saint Jean
per introdurci nel suo sonno
e che i castagni seguissero le loro guerre sotto la cenere del focolare
non erano i suoi crepitii che avrebbero potuto svegliarci

Con le facce rivolte verso la strada
la madre ci attaccava con le braccia
incollandoci sorrisi e battiti di ciglia per sedurre i visitatori assenti
alle cose longilinee confezionate con il nostro sudore mancava l’odore
infantile del pane
il crine s’imbozzolava sulle nostre teste
il fil di ferro rotolava nelle articolazioni
nessuno applaudiva nè s’inginocchiava davanti al giorno
il riso della madre soffocava il fumo

Apprendisti che non imparavano niente
nuche rasate in attesa del disgelo
imploravamo i muri di ritornare
di svolgere i cammini piegati

l’inverno sarà lungo dopo la pioggia sospesa in aria

Venus Khoury Ghata, traduzione dal francese Blumy

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