Le dita

 

 

ma le dita son buone
si poggiano
sulle ginocchia   a raggiera
ispezionano
i tratti del viso
precipitano
dentro le valli degli occhi
assecondano
i sentieri attorno alla bocca
si sollevano
verso qualcosa d’esterno

(una luce inattesa un passaggio veloce
un richiamo)
sono miti   quasi madri   quando
si piegano
a piccolo scudo sul costato

sul mio lato sinistro

a proteggere un vuoto una musica
muta e dolente
qui a sinistra dove
qualcuno ha scavato

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