Qui bisogna scrivere cos’è Koko*

Koko nano, seduto
sul letto, si strappa i capelli, tutto
mento, quadrato, passa
i muri com’un’ascia. Su chi
contare non sa, sul pentagramma
o i piatti da
lavare. E la vita s’inchina
agli amici spariti nel
terremotino di cinque
anni. Una guerra, le dita
di quella mano.
Perché? “ma che
storia, la nevralgia mortale,
ancora
frattaglie, pianti a ogni
cantone di casa. Orribile
visu”. Vorrebbe
spaccarsi l’udito per ridargli
il dovuto. Ma quel collare! Koko sa
di stracci che seccano
arterie in biblioteche
a iosa. E allora, per
pace pronobis in terra – gli
dice – giacché tu lo
puoi, dacci musica
vera, invece!

Cristina Annino

 

* Koko è il gatto della poetessa

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