La neve

Tu senza paura di morire
come temevi l’inverno
la cataratta che si formava sulla verde collina di frumento
ghiaccio sulla clessidra e gradini e calendario
sta nevicando
dopo che non eri nato venne il mio turno
di portarti in un mondo che mi precedeva
cercando d’immaginarti
sono il tuo genitore all’inizio dell’inverno
tu sei il mio bambino
siamo un solo corpo
un solo sangue
una riga rossa che scioglie la neve
riga indivisa sulla neve che cade

William S. Merwin

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Se accendono le stelle

da etsi.com

Ascoltate!
Se accendono le stelle –
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme di essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella! –
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
“Ora va meglio, è vero?
Sì?!”
Ascoltate!
Se accendono
le stelle –
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?!

Vladimir V. Majakowskij

Fine di dicembre

Marie France Boisvert

 

Rari giorni d’inverno quando la tramontana
spezza gli aliti al fiume e tende il cielo
come se contrappunto fosse il giura e invece sono
queste martoriate pietre che bussano ai lastrici
divini, la sola porta impropria perché a Roma
non spettano salvezze. Cosí dicono gli orli delle case
fratturati cristalli d’arabia, trapunti dalle luci
e dai suoni mattini, lo dicono fumando i meccanici topi
e i natali non soffici né sacri, anche lo dicono
le sue morti feriali, la mia coperta corta. Lo ripetono
qui – minimamente – i cerini di lusso che s’accendono
a stento fra le mani di chi non ha piú fede
nell’avvento di un nuovo nord.
In questi rari giorni d’inverno
quando il sole mi pesa cosí poco
sarà bene tenere alta la testa. Forse si vive
altrove.

Lucio Mariani

 

Scrivo

Lindee Climo

Scrivo di nascosto da Dio
che nella bocca voglio parole mie
e niente niente
nel passaggio dalla fronte
alle dita alla punta della penna
al suo muoversi sul foglio
per mio sentire altro
per meditato silenzio e pulsare di tempie
per il mio stare accovacciata
presso lo scavo con l’angelo geometra
e la sua corda a misurare
quanta benedizione c’è sulla terra.

Lucianna Argentino