(dove, madre?)

L’odore della terra che riposa dai lutti
è la sera, e i respiri, l’abbandono. Segnali
marcano la gola, cane senza coda la memoria
mi viene incontro sconosciuta,
ai lampi, la casa oscura, dopo Mantova,
franata e sospesa nella solitudine di acque incompiute
del mezzo fiume di larve e cromature di barche a secco.
Perfette nelle mani e deboli, ostinate,
anche le madri senza frutti: quelli cavati,
un ghirigoro a strappo, per liberare il male dal suo stupore.
A chi fa loro visita, una consegna, in un foglietto
l’allarme, la promessa, la fantasia di figlia
e scrive:  metterò ali di falco e volerò
verso la casa mia.

Un viaggio fulmine non usurpato, in noi sta il topo,
la preda mai catturata, mai veramente nata – e rivoltoso
il cielo offende le stelle, se ne libera, nel buio libero.

L’acqua dal cielo arriva in uno scisma d’aria
un ballo elettrico di nuvole, la notte nel vago schianto.
Siamo lontani con un silenzio a dire il diviso,
di noi dai corpi
da te l’uguale, fedele a te più di quanto un volto,
il mio – che appare prigioniero di un lampo dentro il vetro –
lo sia a me stesso.

Mario De Santis

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One thought on “(dove, madre?)

  1. massimobotturi ha detto:

    le tue sono sempre scelte di qualità

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