Nelle finestre i giorni

Nelle finestre i giorni.
Si animano pochi visi,
venuti senza chiedere mai perché ne ho bisogno.
Dove comincio anch’io. Dove finisco
è una lunga luna, il grande nero delle montagne.

Mi sembrava una notte con la neve oggi
la piccola spesa, i pochi soldi, la tua piccola felicità.
E anch’io ho visto le montagne, mamma, non sempre,
ma ho visto le montagne.
I sassi rotolano giù, basta non gridare.

Mario Benedetti

Esiste occulto

Wojciech Voytek Nowakowski

Esiste occulto nelle piante,
nel movimento a ritroso
della linfa, nelle verdi vene
il segreto della morte
che sostenta il seme,
quando la terra non scava
la certezza della vita
insinuata nei germogli,
o la chiarezza del polline
allo spegnersi dei gambi,
l’odore del vento inebriare
l’asciutto palmo del mondo,
la sepoltura dei rami spogli
fino all’ombra nella foglia,
il ritiro preventivo della radice.

Antonio Bux

Qui tutte le mura

Rob Evans

Qui tutte le mura sono diventate udito
le finestre ascoltavano la pioggia di autunni e primavere
i tetti sfiorati dal vento e i pavimenti dal fuoco

ascoltavi  un canto di qualche secolo fa
hai visto il petto ondulante di Lotte, il sorriso rubino
imploravi un istante del diciannovesimo secolo,
immaginario,
o almeno sognato

ma nessuno ti aveva ascoltato, eri l’aria,
un pugno di cenere, una goccia poggiata sulla finestra del paesaggio
che passava attraverso l’occhio

di sera scioglievi un canto scuro in un quadro
e di nuovo il bagliore illuminava l’ampiezza dell’altare

chiudevi gli occhi davanti alla luce visibile
e davanti al gemito del silenzio
le orecchie.

Tomasz Ròzycki, trad.  Leonardo Masi

L’amore che resta

un film intenso e poetico in cui sorriso e commozione accompagnano la storia di due ragazzi che si amano sapendo che il loro tempo è brevissimo …

‘E poi c’è questo uccello canoro che pensa di morire ogni volta che cala il sole. E la mattina quando si sveglia è così sconvolto di essere vivo che si mette a cantare la sua melodiosa canzone. ‘

Persefone

A volte,
quando passeggio in giardino smemorata, sotto i pioppi,
o lavo una camicia nella bacinella di pietra,
o mi poso la mano sul seno,
o tengo un fiore, con una tenerezza tutta mia,

mi sento improvvisamente nuda, inchiodata al muro,
o al tronco di un albero, o nello specchio di metallo del corridoio,
soprattutto lí, nello specchio, doppiamente inchiodata,
doppiamente visibile, senza un nascondiglio, senza una foglia,
in una densa trasparenza, illuminata dentro e fuori
dai due riflettori del suo respiro che erompono
dalle sue narici strette, sornione,
le sue divinatorie, sensuali, ieratiche narici.
Jannis Ritsos, Quarta Dimensione

Mi perderò

H. C. Bresson

Oh sì, mi perderò anch’io in mezzo alle cose,
come un libro una scarpa spaiata una cintura;
sarò una cosa anch’io, perderò i miei colori
e assumerò la tinta dei muri scrostati
o delle chiazze delle piastrelle
e sarò un libro una scarpa spaiata una cintura
e non saprò più piangere, m’immergerò
in una bocca spalancata senza grazia,
sarò un urlo afono scomposto solitario.

Non sveglierò nessuno.

Blumy,  old poetries

Sono

Master Pedda

In uno specchio io nascondo le mie mani
la mia ombra il suono dei miei passi

è uno specchio antico uno specchio eterno
acqua che scorre stagno fiume oceano e terra

sono un momento eterno e sono soffio,  vento
che s’innalza oltre gli specchi dove canta l’allodola

e il flauto d’un dio veste d’azzurro i campi.
Sono cicala stordita dal peso della neve

e sono miele amaro   sono il giorno spalancato
sulle radure  e sono porta di vento che si chiude.

 

Blumy