Alla finestra

Giovanni Auriemma

Sa Dio quello che io cercavo, volevo incontrare
non so cosa,
una sera,
sentivo l’antico momento dell’incanto, le cose
dimenticate nel tempo
– gli oggetti senza forma dentro di me,
una traccia di cenere e un pezzetto d’acre,
quei nomi immortali nella memoria.
L’ancora, nei bottoni dorati, e le carte,
la polvere nel vuoto – l’odore, e alcuni vestiti di bambino,
dei resti, qualche mollica di anni fa – e da molto lontano,
al soffio dell’aria alla finestra, pensai a te: tra le nubi, un presagio di pioggia era
il mancarti,
con i tuoi occhi inspiegabili, e la sera così moriva.
Era un colore, l’ansia dei presentimenti:
era un’ombra: l’addio,
la notte profonda nella finestra.

Jaime Saenz trad. Antonio Bux

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