Invention of love

 

Annunci

Viatico

Il mondo è il mio luogo, dice la poesia.

Imparo davanti alla stupefacente architettura delle montagne
l’estrema opacità delle cose.
Anche l’emozione è diventata cosa tra le cose.
Quanto all’altezza o alla profondità, sta nelle parole
più profonda e più alta di ogni realtà.

E per me, dice ancora il poema,
non c’è alcuna differenza tra l’amore e la morte,
tra una chiave e un gesto d’addio,
tra il dono e l’apparenza,
tra la minaccia e l’acacia,
tra un quartiere di luna e il bisbiglio delle radici,
tra una sedia da giardino e la nostra piccola epifania quotidiana.
E il fiume passa con le parole, sempre altro e sempre lo stesso.

Abito, dice infine il poema,
nel più forte silenzio
ogni volta che il vuoto è libero,
quando il sole in me si alza
quando la terra s’incupisce,
nel soffio e la misura,
nel sacro e il fortuito.

E’uno strano viaggio vivere
come bere il bicchiere fino al fondo
e strapparsene come da un’ombra
non lasciando all’orizzonte di sè nemmeno una forma vuota
salvo questa  polvere di parole, questo ricamo
oscuro  che ha per nome ‘ricordo’.

Niente più della poesia somiglia alla mia vita
Lei conosce l’impossibilità d’essere sola.
In lei da una parola all’altra cresce l’imprevedibile
ma anche il caos in cui i mostri sono battuti.

Ciò che nasconde e ciò che grida
non è nient’altro che bocca aperta allo stupore,
questo ingrossarsi d’insetto d’una folla smarrita,
il pallido ciarpame dei giorni sfioriti, schiuma, smorfia.

La mia poesia rischia di legare la maschera alla confessione.
Parole e pietre nella bocca,
il pronunciato dalle ombre e le carni.

Non è uno specchio per ragazza,
nè alcool per una sera di festa
ma una prosa che non conosce nè la pausa nè la vittoria.

Lionel Ray,  trad.  Blumy

Ho voce di vento

Louise McClary

ho voce di vento
provengo da viaggi remoti
da fughe affannose
da corse nel tempo finito

ho mani di terra
che hanno scavato
un varco notturno nel buio
di grotte nascoste

ho occhi di pioggia
di vele strappate
continenti sommersi
immensi oceani perduti

ho radici di tenebra
filamenti spezzati
che insieme tenevan le ali
il cuore le ali le ali

Cercami

da dusty lens

Cercami, se ti ricordi
che ci sono stata anch’io,
nella mia faccia chiara
nella mia faccia scura
nell’ultima matrioska

cercami in mezzo alla polvere
alle parole divenute bava
cercami nel dolore
che s’accartoccia e si nasconde

cercami nelle campagne
tra gli insetti che si nutrono dell’erba
nel legno roso dalle termiti
e nelle case diroccate

dove qualcuno è andato via
ed è tutto finito
e non è finito niente

Blumy, archivio