La caduta degli dei

Efendi

Nel viale esiguo una piccola brezza porta con sè
il profumo dei giorni andati via.

L’iride riflette l’oro falso di un sole
che si fa ruggine scura.

Eravamo deità che tenevano il filo dell’andare.

Tutto era o credevamo fosse nostro: gli alberi altissimi,
il percorso del sole, le rose, il vento, l’amico che amavamo.

Ci apparteneva anche il sorriso incerto e coraggioso
di chi va incontro ad un futuro che, da lontanissime sponde
ed illusorie, si affacciava.

Eccolo, il futuro che non esiste, che non è già più qui
e già si è allontanato.

Eravamo deità che tenevano il filo dell’andare.

Ci muoviamo, ora, storditi, persi e disperati dentro il bozzolo
di un sogno già finito.

Blumy

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