La visita

Mark Arian

Senza sapere come, senza ragione e causa,
all’improvviso giungi un giorno alla mia porta.
Io non ho da offrirti quasi niente,
tutto è assorto nel suo proprio destino,
avvolto in un ordine dolce e fragile.
E giungi tu e la tua corte di prodigi,
i tuoi oceani canterini ed odorosi,
il tuo girotondo di lucciole e di stelle,
le cascate, le brezze, i tuoi giardini…
Che fai qui?, che cerchi?, che pretendi?
La luce è così incerta e persuasiva
che non so se è già l’alba o muore il giorno,
non so se ciò è l’inizio o se è la fine.
Solo so che tu avanzi, frettolosa,
cammini in mezzo a mari e a deserti,
rimuovi i ricordi e le disgrazie,
semini nelle ferite azzurra musica,
intense melodie che sussurrano,
che si nascondono a un tratto dentro gli angoli
e bisbigliano e raccontano storie,
e tutto all’improvviso prende vita:
una vita totale e lussuriosa,
con le sue quattro stagioni, le sue maree…

Dalla lontana soglia della malinconia
ascolta il mio cuore la tua musica e il tuo canto:
Io non ho da offrirti quasi niente,
ma sii la benvenuta, turbatrice.
Ti offro le mie macerie solamente:
uccelli dell’infanzia e navi quiete,
chiocciole nelle quali suona il pianto
come se fosse un mare.
Fotografie, calendari, lettere…
Avanzi di un misero naufragio,
bottino di granchi e di gabbiani,
resti di ciò che un giorno fu leggenda.

Ti servono i miei risparmi opachi?
Che puoi fare tu col mio patrimonio di rovine?
Vorrai mettere in musica il destino?
Non ti stupire adesso, temeraria,
non nasconderti dietro le tue ottave,
i tuoi brillanti endecasillabi e le tue rime,
non scappare avvolta in un romance.
Su, non fingere: non volevi riconoscere il territorio?
Non sei venuta a sapere il terreno che calpesti?
Eccolo: è tutto.

Non è come speravi, vero, mia cara?
Vivere comporta questi rischi.
Andiamo, andiamo, amica,
bisogna aver rispetto per le visite,
non posso permettere che te ne vada con le mani vuote,
siediti, siediti, per favore,
è casa tua. Gradisci un caffè?
Preferisci un po’ d’acqua? Calma, compagna,
parleremo piano,
metto un disco di Schubert, vado a chiudere la porta.

Francisca Aguirre

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One thought on “La visita

  1. massimobotturi ha detto:

    sempre grande poesia qui da te

    tuo estimatore anch’io

    🙂

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