Inverno

dascha friedlova

Io sono il tetto e sono i muri della mia casa

e sanguino in ogni angolo, ogni articolazione,

ogni osso, ogni lembo di pelle, ogni muscolo

è lacerato ed è finito il  cemento  azzurro ,

la colla della luna bianca, le mani che mi  reg-

gevano la testa e il cuore. Si è rotto il bastone

che tiene in piedi la luce,  il bastione che mi

sorreggeva contro ogni tempesta.

Il mio corpo è nudo e vuoto e vi entra

la pioggia, il vento dell’inverno.

Steli d’oboe in tintinnio di cristallo

Magdalena Wanli

Tu conosci le pieghe del silenzio
in gomito d’alba, il gonfiore d’attesa –
petalo di camomilla e fiore
d’aspidistra e narciso – e conosci
l’oboe che accende gli occhi, fiato
ondulato e lieve, la mano sul piano
forte, lo squillare del sangue
ed un sorriso timido, dimenticato
sapresti portarmi sul prato
dove saremo giovani ancora
steli dondolanti, bambini e pistilli…

staremo insieme, futuro e passato per mano
sul calare dell’ombra col vento di valle
che sale, inghiotte e sperde ogni suono
in tintinnio di cristallo lontano

Marina Raccanelli

Il profumo dell’elicriso

Raccogli, raccogli tutto:
questa luce di piombo sopra i vetri,
la trasparenza, l’obbedienza del bicchiere
e le voci mute che attraversano le stanze.
C’erano. C’era.          Ci sei.
Per ora non fermarti. Chiudi
nelle tasche ogni parola
che ti soffia nell’orecchio
e vai avanti con il tuo carico di nuvole.
Ti chiameranno ancora.
Ma non voltarti.
Andrai con labbra secche, occhi
cuciti dal maestrale,
nella tua strada senza stelle.
Ti stringeranno in un abbraccio folle
l’elicriso e il vento.

Avevo radici e foglie

Avevo radici e foglie, reami sulla terra
e fluiva dentro di me una linfa  azzurra.

C’erano le mani di mia madre e la sua sotterranea santità,
poi si spalancò il cielo e, come nelle mistiche visioni,
lei si dissolse tra le nubi.

Ora barcollo ubriaca dentro il mio sisma personale
per aver ingoiato tutto il vuoto dell’universo.

So dei colori di primavera, delle macchie profumate
tra gli alberi, degli occhi che s’aprono
verso nuovi cieli.

Io sto sola, in un recinto buio e senza tetto
in cui si convogliano tutti i temporali.

Cerchio

etsi.com

Venga la notte e si posi piano e senza rumore
scrivendo di buio la pagina dei sogni
con mano più leggera del soffio di dio;
che il sogno alzi corone di dolcezza
e che ti porga la forza del freddo,
la polvere e il ghiaccio dell’occhio della luna;
qui, dentro la notte che si consuma,
con meno forza di prima due occhi
l’orma che avevano dietro domani la guarderanno davanti.

Pierluigi Cappello