(appartenere)

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Dorme in un gelo diverso l’acqua di pozzanghere,
l’acqua che diviene spreco; l’autunno di campagne
vive di presenza e dispersione.
Le parole fanno caldo il nostro sonno.

Ecco per dove passerà la via
che sanerà la sete: per luce o cumulo di voci nebulose
per tutte le ricevute, per gli orologi senza suoneria,
per mappe catastali. L’essenza della vita
è un semplice lavoro, il vuoto d’energia che si dimentica
nell’attimo di un’alluvione. E mai completa,
un infinito lavorìo, la casa del riparo
sta lì per tenere il proprio vuoto, dove non ci saranno
mai quelli che non sono
nati. La casa è indifferente ai temporali
all’acqua che si divide dalle acque
che arrivano da oriente, piogge
soltanto – felici di non essere
acque morte.

Mario De Santis

Fatti sentire

kikiz 1313

Te ne sei andata senza spiccioli, senza
passaporto, ti lasceranno entrare ? Aprile
ti prenderà in consegna?
Allora tornerai? il sorriso e il pianto
bussano alla tua porta ma tu non vai ad aprire.

Altri traguardi premono. Te ne vai con i segni
di una lotta di radici e d’aria, di terra
e di pura necessità. Non ci domandiamo nemmeno
chi siano gli sconfitti. E gli orecchini?
E adesso le tue bambole? le fotografie?

Sei semplicemente salita sul convoglio della morte.
Ora aspettiamo la pioggia e il tuo ritorno.
Ma tu non tornerai. Il traffico
non ti riguarda più, il sole
non picchierà alla tua finestra.
Hai orizzonti indecifrabili per noi.

Di tangibile c’è tutto il nostro disappunto.
Non vuoi preparare la lezione, non vuoi
mettere la torta in forno, o aprire il frigorifero.
Né guardare il mare.
Anche l’amore ti risulta estraneo.

Il cielo assedia la tua nuova casa
e non smetteremo di pensarti.

Ma tu fatti sentire

 

Paolo Polvani

Da Vai dove

Lettere senza destinatario

Alex Alemany

Padre mio che fine hai fatto da quando non ti si
vede più
Hai aggiunto luce al cielo
Sotto quale astro stella ester se sei tu che osservo
Ho ancora della sabbia nelle orecchie nella vita corta
le giornate lunghe
Io t’invento stagione verde voce bianca nel tempo
che passa o che faccia
Dimmi quale nube nascondino grossa come una
casa
Cullami come una scala beccheggia

Valerie Rouzeau

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Brano dal mio testamento

Master Pedda

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre
a me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno le notti a dolce sonno,
il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno Continua a leggere

Immersa nel tempo

Immersa nel Tempo (in chissà quale parte del Tempo,  come se di una dimensione astratta  si potessero fare segmenti …)  mi piego mi consumo come la vecchia nonna dei miei cent’anni di solitudine.

Ho camminato tanto, con le gambe divaricate tra una sponda e l’altra,   mentre le piccole dee dell’invisibile si gettavano tra le braccia  la palla d’argento della luna la palla d’oro del sole

E le strade ? La strada che porta a casa, chiusa per lavori in corso?   La casa? E’ ancora lì, con le sue trafitture che sanguinano, barca santa, arca, ara, porto della mia disperazione, àncora piantata dentro il mio corpo a gridare di non portarmi via?