Lettera (da me a me stessa)

Paulo Damiao

 

Cosa piange dentro la tua roccia scalfita,
nell’alveo del tuo miele raddensato,
che cosa geme o stride,
in quella galleria buia che hai percorso,
lasciando l’impronta delle tue ali di farfalla,
il tremito delle elitre, il profumo antico,
la musica spezzata dei violini;
che cosa, specchio infranto,
prosciugato fiume, giardino di bimba
violato e abbandonato?
Chi, che cosa, come ti strappò il cuore
e lo rinchiuse, vivido, palpitante ancora,
in quella teca di pietra dura?

Chi buttò via la chiave?
(Gennaio ’03)

 

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