Così reale da sembrare vero (o viceversa)

Cristina Bove

 

Non calcolavo gli anni,  i mesi,
al massimo giornate ora per ora
e mi pareva prodigioso esistere

nel non avere tempo ho avuto il tempo
d’essere ancora donna
d’avere ancora una sembianza, e un cuore
che si faceva i fatti suoi ma poi
mi perdonava un battito di troppo.

_della paura di morire sarei morta_
se non avessi accolto quella mano
se non mi fosse stata porta

adesso dico alla me stessa in bianco
sulle scene di minimi riquadri
repliche così brevi
da sembrare faville
_sei la donna dell’attimo mancante_
sei la figura priva di sostanza
ma forse qualche gesto e una risata
_secondo la speranza_
sarà memoria scritta nella mente
di

 

Cristina Bove

Petali di rosa

 

Nessun petalo di rosa

sgualcito come il cuscino

mi cade sul petto, questa notte.

Arrivano spine rosse d’acqua

e la luna, la luna si prepara

al medesimo colore.

Cosa pensavi nel tuo stringerti ultimo

ad un violino ormai muto,

se successive lacrime ne segnavano

il finale.

Mentre qui colline in fiamme

guarnivano rivolta e povertà,

seguivano ardore d’animo

senza raggiungerti, fiamme immobili

su alberi simili, di foglia e storia.

Di rosa canina, di pianta mia estesa

sui cespugli, abbi almeno il suo profumo.

Passerà la notte vicino al torrente

che raccoglie i nostri stessi sassi,

il salto e il sale che corre

allo stesso immenso mare.

api

 

Lucciole

 

Mehr Licht, mehr Licht!
Goethe, morente

La luce, che cos’è? Rispondo ricordando
quando alla stazione del metrò di Lanza
eri discesa dall’auto sorridendo
tu col tuo amico e all’improvviso
tutto era apparso vuoto, un po’ più scuro,
grigia fuori Milano oltre i cristalli
impolverati. Ed ecco ti allontani
sotto l’ombra dei tigli nel viale.
Fossi tornato in quel luogo a tarda sera
avrei visto ancora lucciole fra i rami
segnalare abbagliate il tuo passaggio.
Ho conservato solo l’oro del tuo sguardo
come antidoto alla vita che mi aggrava
e luce, ancor più luce, da te attendo

Meeten Nasr

Dal blog Cum versari

non so chi sia la proprietaria del blog, e mi perdonerà se mi son presa la licenza di ‘rubare’ una sua bella poesia. il blog mi è piaciuto, è elegante e denso di contenuto. tanto basta.

 

Jilly

 

ho sognato l’isola*

il tempo dell’ amore affidato al brusio più segreto del cuore.
il tempo estatico della luna
quando la notte  azzurra favolosa e lenta.
il tempo del desiderio e della passione.
l’oro delle spiagge lucenti, gli scogli bianchi spezzati dall’impetuoso maestrale;
io arrivo per non morire. sosto alle rovine dell’antica torre e tutto si riaccende.

 

mi desta la meticolosa bellezza del reale**
onda dopo onda, pensiero a pensiero e attraverso l’arancio della tenda,
quasi orientale quasi marina, soffia la carezza improvvisa della notte.