avverti

 

avverti che quella che si vede
sono io e non sono io.

avverti che di me è rimasta
l’eco delle parole che si trascina
come una stracciona per le strade
a questuare ascolto.

avverti che è la vibrazione della
luce che mi palpitava attorno
e che resta ancora, nel buio

e, più pallida, nella luce
sfocata dell’estate

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