Il tempo, l’attesa

La prima nostra attesa è certamente confusa, così come confusi siamo noi quando qualcosa ci avverte , nel ventre della madre, che dobbiamo uscire, come in uno scivolo attraversare il corpo che ci ha protetto per tanti mesi e andare allo sbaraglio, impreparati e spaventati,  verso quella fessura che sembra risucchiarci per poi buttarci fuori, verso quell’avventura bella e pericolosa che è la vita.

Con la vita ‘ufficiale’ continuano, e diventano più impellenti , tutte le attese che, e noi lo ignoriamo, nascondono un’altra attesa e un’altra ancora, come in un gioco di matrioske.

Fissiamo appuntamenti, controlliamo il calendario, annotiamo sull’agenda i nostri programmi, le scadenze, i progetti.  Attendiamo sempre che arrivi qualcosa, in quel tempo che abbiamo definito come dimensione esterna e in cui collochiamo tutto quello che ci accade, che è andato via, che, forse, arriverà.   In realtà, quel tempo nel quale ci muoviamo è una pura invenzione.  E’ una nostra invenzione.   Il tempo, al di fuori di noi, non esiste.  Noi abbiamo inventato le ore e gli orologi, i giorni, i mesi, gli anni, i calendari, le stagioni.

…. senza nulla che passi non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga non esisterebbe un tempo futuro; senza che nulla esista non esisterebbe il tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono dal momento dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, per essere tempo, senza tradursi in passato, come possiamo dire di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? 

Quindi non possiamo parlare   con verità di esistenza del tempo se non in quanto tende a non esistere.  (S. Agostino, Le confessioni).

Noi non siamo più quella creaturina che attendeva di tuffarsi nella vita. I nostri occhi hanno visto tante cose, hanno pianto, hanno sorriso.  Abbiamo creato  una famiglia o siamo rimasti soli, e il nostro corpo  è andato invecchiando, sempre nell’attesa di qualcosa.  Abbiamo aspettato l’amore, un posto di lavoro, una promozione, un viaggio. Poi aspettiamo di andare in pensione, di riposarci.

Quelle cadenze interiori che chiamiamo tempo hanno rallentato il loro ritmo, non abbiamo più il vigore di una volta e, come il tenente Drogo* abbiamo passato la vita nell’attesa di qualcosa, non sapendo che alla fine di tutte le attese, altro non c’è che la morte.

A Drogo parrà di vedere o vedrà davvero i Tartari ma, nel frattempo, tutta la sua vita è andata consumandosi in quell’attesa e non gli restano, ormai, che gli spiccioli di un sogno.

Ma l’’inutile’ attesa è anche ciò che ci dà forza per perseguire i nostri sogni, anche se, alla fine, non ci saranno più attese né sogni.

E scopriremo che ‘vola il tempo , lo sai che vola e va, forse non ce ne accorgiamo, ma più ancora del tempo che non ha età, siamo noi che passiamo. (  da Valzer per un amore, di Fabrizio De Andrè).

* Giovanni Drogo è il protagonista dell’indimenticabile Il deserto dei Tartari di  Dino Buzzati

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2 thoughts on “Il tempo, l’attesa

  1. Blumy ha detto:

    risale al periodo in cui facevo parte , di nome e di fatto, del blog Viadellebelledonne, e ‘avevo voglia’ di scrivere qualcosa che non fosse una poesia (anche perchè la nostra caporedattrice ci aveva stimolato in quel senso) . Molto belli i versi di Emilio. ciao, Annamaria 🙂

  2. iraida2 ha detto:

    Il tempo e l’attesa. Bella riflessione!
    [….] conservo da qualche parte
    foto e documenti che testimoniano
    che il tempo e’ fermo
    e noi lo attraversiamo
    come il fischio
    del treno nella notte.
    da “Le montagne” di Emilio Piccolo.
    Un carissimo saluto.
    Annamaria

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