Cose che avvengono

 

Che buffa storia mi racconti, Anna: la bambina
ti sistema la parrucca e a te scappa da ridere.

Per ancorarci alle cose abbiamo stilato degli elenchi,
ci siamo ingegnati di dare una sistemazione al mondo,
per quanto labile, precaria, affidata
al povero fiato di versi esigui
e tu, vedi, per esempio dici: ho tre figli, ho quattro nipoti.

Tutto questo mi ricorda il rimpianto che affiora dalle vecchie
foto e la tua nascita nel quarantadue sotto le bombe.

Lo sai che ci vorrebbe una lingua affilata, un vocabolario
senza tentennamenti, pur con le necessarie interferenze.

Esistono inventari, litanie di cose, avvenimenti,
e al fondo una palese incongruenza ma tutto all’interno
di un equilibrio in continuo assestamento.

E’ ancora qui la tua giovane voce che nel telefono si perde.

Vedo le strade coerenti di quel paese delle Marche,
le piccole mattonelle rosse che parlano di necessità
e di precisione, di come tutto s’incastoni
in un prestabilito disordine. Il tuo tumore
percorre le stesse vie in penombra, s’affaccia in quelle piazze
che annegano nel sole. Certi versi possiedono il sapore
di una luce ingenua e lo sguardo s’attarda al calendario.

Natale, mi dici, resta uno dei miei traguardi.

Riesco a immaginare il silenzio, la clandestinità
di quelle cellule, persino la cospirazione in atto.

Ci sono cose che avvengono, penso all’incontro della bandiera
con il vento, al fragore dei treni, alla fibrillazione del tuo cuore.

Paolo Polvani

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