E poi

 

E poi – se accadrà ch’io me ne vada –
resterà qualchecosa
di me
nel mio mondo –
resterà un’esile scìa di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato di bianco
in cuore all’azzurro –

Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all’angolo d’una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelide verdi remote –
Qualcuno piangerà
chissà dove – chissà dove –
Qualcuno cercherà i crisantemi
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare.

Antonia Pozzi

 

Corridoi

Anouk Mercier

In quanti corridoi ho camminato
a luoghi di passaggio destinata.
E nei chiostri dei templi.
Ma cosa ci facevo se il dio era fuori, nei vostri volti?

E in questo corridoio di vetro smerigliato ora.
Non si spezza. E l’unghia a scalfire la vernice, di là forse
una pianura
di neve con statua acefala  e gabbiani in volo.

E insiste  l’anima unghia col suo fare misterioso.
Si, forse anche di là c’è qualcuno a scalfire
incessantemente. Tu, Assente?

E in corridoi di vetro ho camminato, i muri più duri.

Ida Vallerugo

Scrivo a te

 

 

Scrivo a te , che nella notte che ti avvolge,

ancora mi sei amico.

Ti scrivo e spero che mi ascolti e non alzi la voce,

perchè nel regno dei morti il silenzio

chiude ogni bocca e mette ali di solitudine

che mi affratella.

Ascoltami, dunque, e non far caso al mio pianto.

Dimmi che cosa devo fare della mia vita orfana,

della strada d’inverno che percorro ogni giorno

e dimmi se hai freddo, là dove dormi, se hai bisogno

d’una coperta per i piedi, d’un cappello per la testa.

Ti ascolterò nel tuo linguaggio silenzioso e indecifrabile.

Dammi buoni consigli, aiutami, se puoi, adesso

che  stai in una terra senza compromessi

e dove tutto dorme il sonno dei fiori d’inverno.

 

 

 

Ai confini della disperazione

Jim Kazanjian
Ai confini della disperazione sorge la mia casa
Con i muri gialli come burro,
svuotata e leggera come nuvole.

Lievitata come pasta di pane
La mia casa ha tanti buchi –
Il vento la scompiglia ma è stanco il vento.

Arriva la bufera e la scuote tutta
E il sole l’abbandona,
l’abbandonano gli uccelli

In tremito e convulsioni rovina la mia casa.
Si fa invisibile, è molto più che invisibile, è idea.
E io dormo nella casa, e il visibile mi dorme accanto

Con voce debole, con voce soffocata.

Adonis

 

Requiem per Guido

 

 

la terra è la tua coperta buona,

ora che il fiato

s’è chiuso dentro una conchiglia

e lo sguardo ha altri cieli,

altri azzurri,

sotto le palpebre chiuse.

tu dormi il sonno della pace

e io – noi – ti domandiamo

tutti i giorni

se l’aria che respiri adesso

è rarefatta

e se l’otre del dolore s’è svuotato,

infine.

 

Fingo

 

 

che tutto sia sempre uguale, faccio la spesa, cucino, coccolo la gatta, esco per le mie camminate quotidiane. Ma c’è qualcosa di sordo che fa male, un buco nuovo, un’assenza nuova e improvvisa alla quale ero impreparata e che avrei voluto non si verificasse mai, non mi lasciasse ancora più inerme e indifesa davanti al dolore.
Ed è un dolore sottile e continuo, che mi riporta all’infanzia e a quel sentirmi defraudata della presenza delle persone che amavo, di cui avevo bisogno. Sembra, anzi , che questa assenza diventi ogni giorno più grande, più inaccettabile.
Mi manca una persona con la quale ho condiviso tanti anni della mia vita, alla quale mi rivolgevo (e la cosa era reciproca) per chiedere un consiglio, un supporto.
Quando alzava la voce mi faceva adirare.
Ma poi, sapere che una malattia terribile gli ha invaso polmoni e cervello e poi vederlo lì, all’ospedale, pieno di borse e sacche e tubicini e l’ossigeno per poter respirare fino a che il cuore regge.
Sono andata a vederlo finchè era vivo, anche se la sua vita era ormai alla fine.
Mi manca, e la sua mancanza è dolore.