Fiaba

Rikard Olsson

C’erano due fiori azzurri bellissimi, i più belli dei prati.  La grazia delle corolle inclinate e il colore delicato e purissimo sorprendevano sempre lo sguardo di chi passava.  Loro però non si erano mai guardati, rivolti verso il sole di giorno e la notte a riposare, nell’identica posizione, appena un po’ più curvi per il sonno. Avrebbero voluto tanto guardarsi e confidavano in un’ape  che si posasse da una parte e li portasse l’un verso l’altro.  Ti ho sentito stanotte con la pioggia ti posso sentire perchè le gocce sono le stesse.  E quando passava un topolino dicevano: guarda come corre.   Correvano nel loro sogno di correre ed era sempre in un sogno la voglia di fare cose insieme.  Un giorno l’ala di un corvo girò i fiori e le corolle si trovarono di fronte.  Come sei bello, si dissero piano con gli stami umidi e appena un po’ rossi, come sei azzurro. Si guardavano dolcemente cercando di fare salire la linfa oltre i petali e avvicinarsi.  Non cadere, imploravano nei sussulti dello stelo, non cadere ti prego.  I grilli urlavano nei prati, le farfalle senbravano cullarli con il loro volo: venite con noi, dicevano, nell’azzurro. La mattina dopo il sole trovò i fiori abbracciati , i petali nei petali, il rosso confuso al verde dei sepali e alle foglioline dei gambi.  Dondolava la sua luce su quell’unica corolla e un colore bianco passava e ripassava.

Mario Benedetti

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