Collage (così , per continuare qualcosa iniziato tempo fa)

Inverno

Io sono il tetto e sono i muri della mia casa
e sanguino in ogni angolo, ogni articolazione,
ogni osso, ogni lembo di pelle, ogni muscolo
è lacerato ed è finito il  cemento  azzurro ,
la colla della luna bianca, le mani che mi  reg-
gevano la testa e il cuore. Si è rotto il bastone
che tiene in piedi la luce,  il bastione che mi
sorreggeva contro ogni tempesta.
Il mio corpo è nudo e vuoto e vi entra
la pioggia, il vento dell’inverno.

 

Avevo radici e foglie

Avevo radici e foglie, reami sulla terra
e fluiva dentro di me una linfa  azzurra.

C’erano le mani di mia madre e la sua sotterranea santità,
poi si spalancò il cielo e, come nelle mistiche visioni,
lei si dissolse tra le nubi.

Ora barcollo ubriaca dentro il mio sisma personale
per aver ingoiato tutto il vuoto dell’universo.

So dei colori di primavera, delle macchie profumate
tra gli alberi, degli occhi che s’aprono
verso nuovi cieli.

Io sto sola, in un recinto buio e senza tetto
in cui si convogliano tutti i temporali.

 

Scrivo per il nulla

e allora scrivo per il nulla,
il vuoto d’ogni cosa o suono,
per le mie mani che tradiscono
l’acqua fredda degli anni,
scrivo per il niente che sono,
per il silenzio di cui ho piena la bocca
e che urla dentro le mie stanze.
scrivo per l’assenza, per il respiro
che si fa affanno,
per le ferite che non sanguinano più
e più di prima fanno male.
scrivo per essere stata recisa
come un ramo
e per restare appesa a pena
a un filo stramato che si spezza

 

Nella camicetta

chiuso nella camicetta
c’è il treno nero dell’abbandono,
l’ospedale addormentato
tra i monti rosa,
la bambina che volò via
dentro un barattolo,
la casa che crolla
e uccide con indifferenza.
e c’è la pioggia dirompente
che scuote il petto
e lo fa sussultare.

 

1° marzo

Dovunque tu ti trovi, avvolta dentro il buio,
stella morta che ancora sprigiona
intermittenti piccoli bagliori,  mano
invisibile che mi sfiora la fronte
e impone per me il silenzio
alla notte e al suo baluginio;
qualunque cosa tu sia o non sia,
fatta d’aria o di niente,
ma che respiri insieme all’universo
e mi mandi  in un alfabeto intraducibile
la tua voce,   ascoltami:
sia festa per te , oggi,   che
nella costellazione dei Pesci
per me nasci e rinasci ancora

 

Porto con me

Porto con me il ricordo di viole,
la pienezza del vuoto, il coraggio
di andare come un soldato
dentro quel buio,
suscitando chiarori
che la notte nasconde.

 

La mia voce

La mia voce è un soffio di vento,
sono la pietra appuntita
che mi lacera i piedi
e sono l’ultima foglia
dell’albero nella radura
che solo parla  d’un’antica foresta.
Sono, non sono che l’ultimo
palpito del sangue.

 

Appesa con una spilla

Appesa con una spilla,
come qualcosa ch’è caduto
dalla sua sede e poi raccolto,
sono un piccolo fiato
che ciondola
dal bavero dell’universo.

 

Quadri

L’inverno è un quadro rovesciato,
l’erba dei prati,  capovolta,
si muta in temporale,
le stelle fredde ingoiate dal buio
sono papaveri, violette.
Ed il tuo volto, nello specchio,
è una bambina in negativo,
con una curva sulle labbra capricciose
ed i capelli biondi
diventati bianchi.

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