Fino alla fine del giorno

Fino alla fine del giorno
dal mio blog Lettere senza destinatario

Una nuvoletta di vapore esce dalla bocca. Freddo umido. Gli occhi stretti e le labbra contratte. Luci. Negozi. Entrare e comprare qualcosa di non strettamente necessario. I sacchettini di piccole effimere false felicità.
Quante volte si torna a casa e si apre una busta o un pacchetto come se fosse un regalo che qualcuno ci ha fatto. E poi si fanno le prove, con il nuovo oggetto del finto desiderio, per giocare alla felicità.
Ho timore ad usare la prima persona. Eppure è di me che si parla, anche se tante donne e, forse, molti uomini si riconosceranno nei tentativi dei gesti gratificatori che blandiscono il cuore il tempo di un caffè.

Questa sera le cose che sapevo, che so, che nascondo come fossero dei piccoli crimini, hanno parlato con tutta la loro perentorietà.
Ho sentito la loro voce dentro di me.

Una mano tra i capelli, il respiro di qualcuno che cammina e parla con me, che mi consola. Eccole le voci che mi urlano addosso che ho bisogno, al di sopra di qualunque altra cosa, di presenze affettuose, reali, che si prendano cura di me fino alla fine del giorno.

Nessuno è autosufficiente affettivamente. Tantomeno io che ho sempre ostentato l’arroganza (e la solitudine) del leader , io che ho convinto il mondo e me di bastare a me stessa, io con le mie mille ferite ed i miei dolori soffocati al primo vagito.

Quella piccola valle a sinistra, dove prima c’era il seno.
Dopo più di sette anni un ritorno sgradito o, forse, un risveglio, là dove qualcosa doleva e bisognava tagliare, aprire, portar via tutto, allontanare, nei limiti del possibile, un altro eventuale ritorno.

Ci si abbandona ad un sonno fittizio che, per chi lo vive, non è molto dissimile dal sonno naturale. Di fatto, durante l’anestesia e durante l’intervento, ho sognato. Ed era un sogno sereno e piacevole e poi il risveglio in mezzo ad un’aria verde rarefatta dove delle voci che appartengono a figure indistinte ti dicono di respirare a bocca aperta.
Ma io sto male. E la realtà è quell’aria verde, quel braccio piegato su una ferita addormentata, la sensazione di impotenza di fronte ad un male che ti morde carne e anima.

So che è solo una tregua. Il mio rammarico è di non aver saputo vivere. Di non aver nessuno che si prenda cura di me fino alla fine del giorno.

riproposta di un articolo del 2010

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5 thoughts on “Fino alla fine del giorno

  1. Liliana Z ha detto:

    Un abbraccio, tenero. Lo senti?

  2. Blumy ha detto:

    ragazzi, è un testo del 2010, è tutto (quasi) dimenticato. ma grazie per il vostro affetto, ricambiato ‘fino alla fine del giorno’

  3. Lucetta Frisa ha detto:

    sempre da brividi,i tuoi testi tanto sinceri, accorati, delicatissimi…Non è per consolarti,ma neppure io ho saputo vivere e in parte ne sono colpevole…Cmq,a parte il “contenuto” i tuoi testi poetici e in prosa sono di alto livello. Un abbraccio

  4. massimobotturi ha detto:

    una carezza, vorrei la sentissi

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