Moonlight sonata

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Gelsi

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Hai fatto questo semplice gesto con la mano:
l’hai sollevata fino al volto,
l’hai tesa verso il mio finestrino,
mentre guidavo: ho guardato,
e contro la luce caliginosa
della mattina li ho contati,
otto, otto gelsi a chioma aperta
come la coda di un pavone imbalsamato,
in processione lungo la linea
del nostro sguardo, così perfetti
che per un attimo ho scordato
orari coincidenze
e ho rallentato per capire
come mai di otto alberi in fila si possa dire
“guarda che belli!”, come hai detto,
se loro non decidono di esserlo e tutto
è un avvicendamento senza senso,
o se basta un movimento della mano
e un sorriso per fare di otto alberi
in riga un’illusione di riscatto.

Massimo Gezzi

 

Io non avevo

Io non avevo alle spalle l’aria

ma il tuo essere alato che diceva

sono il tuo servo, sali

sulla mia vita fino al paradiso.

Io volevo passare senza dolore. Io volevo

diventare il passato come quella inservibile oscurità sul lago

artificiale. Il tuo nome innalzava una colonna fatta

dai rintocchi del cuore come colpi di maglio nel lago solare.

Il chiaro che facevamo era verdemente conforme

ai gorghi

dei biancospini

– candelabri

che alla prima accensione del vento

stordivano come se rimanesse solo il fresco

del pulito in terra mentre il mondo si levava con il suo catrame secondo l’immane

comando della creazione. Così Maria ha inventato l’angelo

e gli ha consegnato la sua vita

e al posto della vita di Maria

in lui echeggia un terreo paradiso.

Maria grazia Calandrone

Figlia

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La mia giovane figlia, se la vita

la spaura nell’anima – che un posto

cercandosi, in nessuno si fa quieta -,

si stringe chiusa, dura,

come nelle sue ciglia

la margherita sotto il temporale.

Ieri sera era triste: e col suo male

s’aggruppava nel sonno. Ma il mattino,

dritta come una pianta,

spensierata, m’è presso il capezzale,

che con l’aroma del caffè mi canta

“sveglia”, col carillon del cucchiaino.

 

 

Fernanda Romagnoli

 

Alfonsina y el mar

Per la soffice sabbia lambita dal mare
la sua piccola orma non torna mai
e un sentiero solitario di pena e silenzio è giunto
sino all’acqua profonda
e un sentiero solitario di pura pena è giunto
sino alla spuma

Dio sa quale angustia ti ha accompagnata
che antico dolore ha spento la tua voce
per addormentarti cullata dal canto
delle conchiglie marine
la canzone che canta nel profondo oscuro mare
la conchiglia

Te ne vai Alfonsina con la tua solitudine
quali nuove poesie sei andata a cercare?
E una voce antica di vento e di mare
ti lacera l’anima
e sta là chiamando
e tu fin là vai, come in sogno
Alfonsina dormiente, vestita di mare

Cinque sirene ti condurranno
lungo il cammino di alghe e coralli
e fosforescenti cavallucci marini faranno
una ronda al tuo lato.
E gli abitanti dell’acqua ti nuoteranno
subito al lato

Abbassami un po’ di più la luce
lasciami dormire in pace, tatina mia
e se chiama non dirgli che ci sono,
digli che Alfonsina non torna,
e se chiama non dirgli mai che ci sono
digli che me ne stò andando.

Te ne vai Alfonsina con la tua solitudine
Quali nuove poesie sei andata a cercare?
E una voce antica di vento e di mare
ti lacera l’anima
e sta là chiamando
e tu vai, fin là, come in sogno
Alfonsina addormentata, vestita di mare.

Alfonsina Storni