Kolmar

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Occupo la neve con una malinconia
che non ha voluto mostrarmi le tracce
di vecchi aghi di pino
infilati in parole come coralli,
sangue duro dolente.
Ma nella mia poesia li ho visti precipitare sul bianco
come un gioiello inatteso,
il rosso staccato nella rigidità d’una smorfia:
non lo volevo come l’ho trovato.
Ora mi metto il vestito da festa
per sfoggiarlo all’alba.
E nei palazzi dalle alte torri
unite, noi due, le rovesceremo di nuovo.
 

Susanna Rafart

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