Scrivimi

DUY HUYNH

Scrivimi.

Mandami un piccolo fuoco,
una striscia di cielo,
una schiera
di sillabe,
un itinerario veloce, matite,
i tuoi confini, una mappa.

Scrivimi.

Uno spartito di adagi
e silenzi,
il sapore di luce
delle parole,
la distanza di un gatto, il mare,
il perimetro dello sguardo.

Un assaggio, un graffio
di solitudine pungente
come la pioggia alla fermata degli autobus,
un calendario propizio, il fruscio
del vestito, una lampada,
un pettine, confondimi
in un labirinto di luci.

Vedi,
mi aggrappo ai dettagli, annaspo
in un’ansa di vuoto,
smarrisco dicembre, dimentico
i pomeriggi in città,
le finestre.

Ma tu rovescia il mio buio, affrettati
a esistere.

Scrivimi.

Paolo Polvani

 

Mark Rothko

 

 

 

Mi arriva da lontano
la tua pena di ebreo, la fatica di vivere
e quel sangue che da sempre premeva;
forse volevi dirne il tumulto.
Non so, non capisco la geometria dolorosa
del cremisi, del nero.
Ma la morte, il pennello che giace per terra
e macchia il pavimento del tuo sangue
e, come te, non respira più,
questo ha un linguaggio che conosco.

Caramelle

Beatrix Martin Vidal

 

Verrò in via delle vigne quattordici a passarti
l’ultima delle mie caramelle, è lì che abita
in forma di zucchero l’orto di tua madre
e si gonfiano di rosso i pomodori nel cerchio
delle alpi e l’insalata
ha il suono familiare di una porta che sbatte.

Gli autunni vengono con passo leggero e io
mi arrampicherò sul tuo accento di montagna,
sulle gutturali che sono rocce aspre, su certe
consonanti che imitano il tumultuoso gorgoglio
dei torrenti. Le tue mani forse mi cercavano,
tentavano un approdo, ma tu lo sai
che il nostro sole è la solitudine
e la promessa di non vederci più
è già nei nostri passi.

L’ho visto il gatto, e quella lunga scia di tristezza.
Ho visto la fabbrica e la fretta dei viaggi.

Le mani si cercavano e ridevi di un riso
notturno e c’era la pioggia e il buio
e il momento era perfetto per perdersi,
per scivolare via come un addio.

Paolo Polvani

 

Un soffio nel creato

Un soffio nel creato, senza centro,
che non leghi piú altri alla catena
ma produca una maternità oscura
per le bestie smarrite, per le specie,
generi nuovamente ciò che c’è,
lo sollevi e distolga dal terrore.
Lascia che si riformi per passione
una bolla senza piú genitura
che le accolga tutte quante le cose
orfane e smenticate, che le medichi,
le rialzi per essere mandate
libere nella favola di grani,
di girasoli che piú non si bruciano,
di tempeste imminenti, ferme al soglio.

Daniele Piccini

Un oiseau

L’amour est un oiseau
Que tu as porté dans la forêt à travers la conscience
Tu as lavé ses griffes dans ton âge,
Secoué son bec, sa petite tête
Et ses cheveux fins comme le silence.
Tu as pensé : « Peut-être méconnaîtrai-je ses voyages>>
Tu as voulu le chasser par la fenêtre
Vers l’immensité du temps
Mais, endormi dans tes yeux,
Il s’est déshabillé
Et il ne vole plus.

Abdul Kader El Janabi

L’amore è un uccello
che hai portato nella foresta attraverso la coscienza ,
hai lavato i suoi artigli nella tua età,
scosso il suo becco, la sua testolina
e le sue piume sottili  come il silenzio.
Hai pensato: ‘Forse misconoscerò i suoi viaggi’.
Hai voluto mandarlo via dalla finestra
verso l’immensità del tempo
ma, addormentato nei tuoi occhi,
s’è spogliato,
e non vola più.

trad. Blumy

Nelle gore

 

 

Victoria Stoyanova

[...]

Camelia nera, camelia dalle spire di miele
che fuoco infligge l’incendio dei tuoi petali
come immaga quella bocca minoica di insidie
quale dolce canzone nei gorgoli del morbido marése.
A un cenno della luna le mie mille colombe
partono per cercare la via che arriva al cuore
e, smarrite, s’affondano a morire nelle gore
del tuo segreto regno.

Lucio Mariani